Pubblicato il: 7 Maggio 2022 alle 16:49

BalleticYuzu 09 – 3Axel e combinazione 4T+3T nel Rondò Capriccioso di Pechino 2022 (Ita/Eng/Jpn)

BalleticYuzu 09

Ciao!!! 
Siete pronti per un altro #BalleticYuzu?! Oggi vi propongo la nona “puntata” della serie ideata e scritta dalla nostra Alessandra Montrucchio!

Da appassionata e praticante di danza sin da bambina, Alessandra ha immediatamente scorto in Yuzuru Hanyu le doti del grande ballerino, nonostante lui stesso abbia candidamente ammesso di non aver preso lezioni di danza né, verosimilmente, intenda atteggiarsi a ballerino.
Eppure ha una postura così elegante e dalle linee così perfette, che per chi è pratico di danza risulta impossibile non notare queste sue doti che sono certamente naturali, ma affinate da un duro lavoro e tanta attenzione ai dettagli ed all’aspetto artistico del “suo” pattinaggio.
Sappiamo che grandi ballerini hanno elogiato Yuzuru e questo la dice lunga su come stiano le cose, al di là dei soliti detrattori che parlano di “bad posture” mentre vedono ballerini provetti qua e là.

Alessandra ha generosamente deciso di condividere con noi le sue conoscenze ed il suo occhio esperto, per sottolineare e rendere più comprensibili anche a noi, che ben poco mastichiamo la materia “danza classica”, le prodezze di Yuzuru, che in questa serie è… Balletic Yuzu!

Questa volta ha concentrato la sua attenzione sul nuovo programma corto di Yuzuru Hanyu e su alcune delle tante perle che esso contiene.
Programma-capolavoro sotto tutti i punti di vista: tecnico, coreografico, musicale, interpretativo, espressivo, che ancora una volta ci ha lasciati a bocca aperta davanti a questo genio, che sempre pare aver raggiunto un livello oltre il quale non sembra possibile spingersi, e che invece ogni volta riesce a superarsi, ancora e ancora.

Nello specifico analizzeremo la combinazione 4T+3T e il 3A della performance delle Olimpiadi di Pechino 2022, o meglio, l’uscita da tali elementi di salto.

Il video del “Roncapu” olimpico di Yuzuru.

Lascio la parola ad Alessandra.

Italian:

(Postato il 9 Maggio 2022 sullo YUZURU HANYU – Italian FB Fan Group)

RONCAPU E UNA NUOVA DISCIPLINA
Per tutt* noi, riguardare il Rondò Capriccioso ai Giochi di Pechino è una fitta al cuore. Quel buco nel ghiaccio e il Salchow semplice che ne è conseguito hanno significato, per Yuzuru e per noi, la fine del sogno olimpico. (Postilla polemica: i mondiali di Saitama furono uno scandalo, ma dopo lo stesso identico problema nel programma corto – l’annullamento del Salchow, che là fu doppio – Yuzu si ritrovò terzo, non ottavo come a Pechino; e da ottavo, a lui, non avrebbero mai fatto vincere il programma libero con sufficiente distacco dagli altri per guadagnare l’oro: nemmeno se non fosse caduto dopo il 4S e, temo, nemmeno se avesse atterrato bene e gli fosse stato ratificato il 4A. Fine della postilla polemica).
Hanno significato vederlo soffrire nell’anima – e poi anche nel fisico: il nuovo infortunio alla caviglia – e mettersi in dubbio come non mai. Vedere Yuzu stare così male è una pena da cui non ci siamo ancora ripres*, e quindi meglio ammirare Roncapu ai campionati giapponesi, quando Yuzu poté eseguirlo in modo perfetto, dimostrando al mondo intero di cos’è capace.
Tuttavia, riguardare il Roncapu di Pechino ha non solo senso, ma importanza. Perché Yuzu lo ha pattinato senza una sola sbavatura, nonostante ciò che aveva significato quel Salchow semplice. E perché alcuni passaggi sono stati, più ancora che ai campionati nazionali, l’ennesima prova non solo della sublimità e unicità del suo pattinaggio; non solo delle sue sbalorditive capacità di ballerino classico; ma anche del fatto, a mio giudizio, che qui siamo di fronte alla nascita di una nuova disciplina.
Procediamo con ordine.
Ovvero, grazie ai video che mi ha messo a disposizione la nostra impagabile Elena Costa, analizziamo due momenti del suo programma corto olimpico: l’uscita dalla combinazione e quella dal 3A.
Combinazione 4T+3T
La combinazione 4T+3T, Yuzu l’ha eseguita così perfetta che nemmeno un unanime GOE +5 le avrebbe reso del tutto giustizia. (Sarà per questo che un giudice gli ha dato +3? Okay, la polemica doveva limitarsi a una postilla). Nel quadruplo la posizione in aria è da manuale: Yuzu è dritto come un filo a piombo, braccia strette al corpo, gambe tese e ben unite e, in più, spalle rilassate, collo bello lungo. Nel triplo, le braccia sono nella posizione Rippon: una posizione senza dubbio difficile (il corpo si allunga, è un po’ come essere più alti e, in un salto, l’altezza non aiuta), ma è anche vero che permette di tenere le braccia molto “strette” e di girare meglio (più spazio in larghezza si occupa, più cala la velocità di rotazione) e che, se si giungono con forza le mani, l’equilibrio ne trae giovamento. Diverso sarebbe se le braccia alzate fossero nella quinta posizione della danza classica, in cui le mani non sono unite: è ciò che ha fatto Yuzu in Masquerade l’anno scorso nell’Axel singolo ritardato, e chissà che un giorno non provi a tenere le braccia in quinta nel 3T di una combinazione: sarebbe di una difficoltà inaudita (vi rimando al balleticyuzu che scrissi al proposito). Nell’attesa che ci provi, qui in Roncapu la sua Rippon è morbidissima, le mani sono unite ma non si strizzano a vicenda; inoltre, Yuzu non fa quel che fanno spesso i pattinatori e le pattinatrici nella posizione Rippon, cioè alzare le spalle, con la conseguenza che il collo quasi sparisce e la testa sembra “incassata”: anche qui, spalle basse, collo lungo, posizione generale del corpo di grandissima eleganza. La mia insegnante di danza classica – se alzavo le spalle, lei me le artigliava e spingeva giù quasi con violenza, oltre che con massimo sdegno – sarebbe fiera di lui.
Tuttavia, per un ballerino il bello arriva ora, all’uscita dalla combinazione. Scorrevolezza da manuale, naturalmente. Idem il ginocchio, idem il filo, idem tutto.
E poi.
E poi, Yuzu non appoggia la gamba sinistra, cioè la gamba libera, quella che dopo un salto va in posizione di arabesque. Avete presente quanto sia difficile atterrare da una combinazione di salti del genere e non aiutare il proprio equilibrio riportando sul ghiaccio entrambi i piedi il prima possibile? Possiamo farci tutti un’idea migliore dell’enormità della cosa se pensiamo alla ginnastica artistica o allo stesso balletto: anche Simone Biles, come qualunque altr* ginnasta, al fondo di una diagonale di salti atterra su due piedi; anche Daniil Simkin, dopo i due pazzeschi salti finali ne Les Bourgeois, finisce su due piedi, anzi, su due ginocchia. Yuzu no. Yuzu atterra, porta la gamba libera in arabesque – tutto normale, fin qui – e poi:
1) richiama la gamba in passé;
2) esegue mezza pirouette en dehors;
3) a questo punto potrebbe, finalmente, mettere anche la seconda lama sul ghiaccio e pattinare via in avanti, invece fa un développé en avant, cioè dal passé “sviluppa” la gamba fino ad averla tesa di fronte a sé;
4) sembra voler tornare indietro, fare una specie di “rewind”: il pattino della gamba di terra si gira di centottanta gradi, riportando Yuzu nella posizione di chi si appresta a pattinare all’indietro, in una sorta di mezzo contretemps. La gamba libera va in attitude dérrière, quella di terra è in plié;
5) a questo punto potrebbe, di nuovo, mettere anche la seconda lama sul ghiaccio e pattinare via indietro, invece fa un secondo, completo contretemps.
Che cos’è un contretemps? È difficile spiegarlo: leggendo le definizioni nei glossari, anche io faccio fatica a capire. Mettiamola così: il contretemps è un passaggio grazie al quale si cambia di colpo direzione e gamba; di solito in danza classica questo cambiamento avviene grazie a un saltino: sto andando verso destra e ho la gamba destra avanti? Saltino e paf!, eccomi girata di centottanta gradi che vado verso sinistra con la gamba sinistra avanti. Ho eseguito un contretemps – che poi si chiama così perché è un movimento, appunto, in controtempo rispetto al precedente e al successivo: una questione ritmica, insomma, oltre che motoria. È vero, Yuzu non fa il saltino, ma in fondo non ne ha bisogno: sul ghiaccio scivola, quindi può fare un contretemps semplicemente girandosi. Prima, in controtempo si gira di centottanta gradi – senza però cambiare gamba – e poi, sempre in controtempo, si gira nuovamente di centottanta gradi, stavolta cambiando gamba come in un vero e proprio contretemps: appoggia la sinistra e, praticamente, sale sulla punta del piede; la gamba destra, quella su cui fino a poco prima era a terra, ora è in aria, tesa davanti al corpo. Nel balletto, sarebbe in relevé (sollevato sull’avampiede, essendo un maschio: gli uomini non indossano le scarpette con la punta di gesso), con la gamba destra in dégagé devant, una delle posizioni da cui spesso si parte per qualche passo complicato (un grande salto, per esempio): in effetti Yuzu si appresta a fare una trottola.
Altro video fornito da @KaeruKaeru2020. Grazie!
Per riassumere tutto quello che succede in una manciata di secondi:
combinazione 4T+3T;
arabesque;
demi pirouette en dehors;
développé en avant;
contretemps e attitude derrière;
contretemps e dégagé en avant.
Quanto equilibrio, stabilità, controllo, precisione e grazia ci vogliono, per fare sette giri totali in aria e poi tutto il resto?
Di solito i suoi colleghi, anche i più illustri, dopo una combinazione stanno per una frazione di secondo scarsa in una simil arabesque e schizzano via, cross-over dopo cross-over.
3 Axel
Passiamo all’uscita dal triplo Axel.
Un po’ ne ho già parlato in un altro #balleticyuzu, ma mi ero concentrata sulle gambe, ovvero – per quanto riguarda l’uscita dal salto – sul twizzle che Yuzu esegue all’atterraggio prima di fare una trottola. Ora voglio concentrarmi sulle braccia.
Guardatele: durante il salto sono strette al corpo nella posizione abituale, ma già un attimo prima di atterrare Yuzu le porta in una posizione anomala: se – come spesso avviene – il braccio destro si estende di lato (alla seconda, in gergo tersicoreo), il sinistro invece si piega. Questo significa che le braccia sono diverse non solo (o non tanto) tra di loro ma anche rispetto a come i pattinatori le tengono normalmente all’uscita dai salti. I più le tengono uguali e simmetriche, cioè entrambe aperte alla seconda: è la posizione migliore per mantenere o riacquistare in fretta l’equilibrio, messo a dura prova dal salto. Alcuni, forse soprattutto alcune, portano in alto il braccio corrispondente alla gamba di terra e tengono alla seconda quello corrispondente alla gamba libera in arabesque: una posizione elegante, più vicina alla danza che alla ginnastica; e anche una posizione che, sebbene asimmetrica, aiuta a mantenere sia l’equilibrio che la postura: le braccia tese aiutano la schiena a stare dritta, il braccio aperto alla seconda contribuisce a evitare che la spalla vada troppo indietro – la gamba in arabesque tende ad avere questo effetto sulla spalla e sul lato della schiena corrispondenti: li attira a sé, diciamo, causandone la torsione – e il busto ruoti di conseguenza.
Nel caso di Yuzu, il braccio sinistro (quello corrispondente alla gamba libera) non è teso. È piegato. Per essere precisi, la mano è tenuta vicino allo sterno e alla clavicola opposta, mentre il gomito non è schiacciato contro il petto, ma è aperto e alto: sembra quasi che Yuzu stia per darsi una carezza col dorso della mano, dal mento fino allo zigomo. Non appena inizia il twizzle, il braccio destro sale sopra la testa, mentre la mano sinistra lo percorre in una carezza gentile fin a raggiungere l’altra mano.
Quindi: braccio della gamba libera piegato nell’arabesque, in movimento durante il twizzle.
Un braccio piegato aiuta molto meno, se non per niente, nell’opporsi alla torsione del busto potenzialmente causata dall’arabesque. E un braccio in movimento durante una pirouette (il twizzle) rischia di essere destabilizzante. Provare per credere. In parole povere, Yuzu si complica la vita. Perché?
A Pechino, il twizzle parte un pochino prima che ai campionati nazionali: l’atterraggio dal 3A, per essere di Yuzu, non è perfetto, e può darsi che, non avendo abbastanza running edge, lui si sia lanciato al più presto nel passaggio successivo. Se però guardate qualche run-through in allenamento, vedrete che il braccio piegato all’atterraggio c’è anche lì, e del resto nel corso del twizzle il braccio cambia posizione; dunque Yuzuru ha scelto fin dal principio che avrebbe atterrato il 3A con le braccia in questa posizione. Il motivo, immagino, è che quella scelta corrisponde meglio al suo ideale di pattinaggio e di bellezza, e se è più difficile pazienza: spesso, le scelte facili non sono quelle giuste.
Perciò, ancora una volta, riassumiamo: all’atterraggio da un salto di tre giri e mezzo, preso da una contro-venda, presa a sua volta da una serie di transizioni molto simili ai ballonnés di danza classica, Yuzu tiene le braccia in due posizioni diverse e, in particolare, tiene il braccio della gamba in arabesque piegato, mettendo a rischio postura ed equilibrio; dopodiché compie un’altra scelta destabilizzante, cioè cambiare posizione con entrambe le braccia mentre piroetta nel twizzle.
Devo ripeterlo? Massì: i suoi colleghi, anche i più illustri, dopo il 3A stanno per una frazione di secondo scarsa in una simil arabesque con le braccia in una simil seconda e schizzano via, cross-over dopo cross-over.
E torniamo al punto di partenza, all’invenzione di una nuova disciplina. È un’affermazione molto forte, lo so, e io non sono nessuno per farla con certezza: me ne intendo abbastanza di danza classica, meno di pattinaggio e non sono un’esperta con la possibilità di confrontarsi con altri esperti. Eppure ho questa impressione.
Che Yuzu importasse movimenti, passi e posizioni della danza (in primis classica, ma non solo) nel suo pattinaggio lo sapevo da un pezzo, lo sappiamo tutti da un pezzo. Basterebbe un programma come Chopin per rendersene conto. Che Yuzu abbia doti di ballerino straordinarie, anche. Con Roncapu, però, ho la sensazione che Yuzu abbia fatto un passo non solo in avanti, ma addirittura oltre un confine. Non siamo più nel pattinaggio. Siamo in una nuova arte che unisce pattinaggio di figura e balletto.
D’accordo, esiste la danza su ghiaccio, e da sempre i pattinatori eseguono passi di danza, e certo, non è mai stato un mistero che danza e pattinaggio abbiano elementi comuni o molto simili – l’angelo e l’arabesque, per esempio. Tutte obiezioni verissime. Sono però necessarie alcune precisazioni.
La danza su ghiaccio è più che altro un adattamento dei balli da sala al ghiaccio, e sebbene col tempo abbia accolto ritmi diversi da quelli della cosiddetta danza sportiva, è e rimane una disciplina di coppia che, oltretutto, prevede differenze cruciali sia dalla danza classica, sia dalle altre specialità del pattinaggio di figura: niente salti, niente sollevamenti sopra le spalle, pirouettes (i twizzle) e passaggi in singolo rigidamente codificati.
Quanto al singolo maschile o femminile del pattinaggio di figura, sì: ci sono momenti in cui il pattinatore o la pattinatrice balla. Solitamente, però, lo fa da fermo, subito prima della sequenza coreografica; oltretutto, spesso sono passi e movenze ispirati e non veramente importati nel pattinaggio da questo o quel genere di danza. Yuzu a parte, l’unica autentica eccezione che io ricordi fu Oksana Baiul nella stagione 1993-94, quando portò come programma corto Il lago dei cigni e fece sul ghiaccio un fouetté all’italiana: non si limitò a muovere le braccia come ali o a eseguire passi in cui il legame danza-pattinaggio fosse particolarmente ovvio (arabesque, twizzle e simili), ma fece un passo che non apparteneva al pattinaggio, che era solo ed esclusivamente appannaggio della danza classica.
Ecco, Roncapu è così, solo che non si tratta di un unico elemento. Ripercorro a memoria gli elementi di cui ho parlato nei miei #balleticyuzu dedicati a questo programma corto: temps levé, saut de basque en attitude, ballonné, deboulé, pirouette, arabesque, rond de jambe… e se le pirouettes, i ronds de jambe o l’arabesque hanno più o meno degli equivalenti nel pattinaggio, tutto il resto no.
Ripeto: tutto il resto no. Gli altri sono passi (anche molto difficili) che Yuzu esegue esattamente come li eseguirebbe un danzatore, intessendoli però – e ringraziamo per questo anche la coreografa Shae-Lynn Bourne – nella trama di un programma corto del pattinaggio di figura, categoria singolo maschile; il risultato è un unicum che lega senza attriti, in un insieme coerente e coeso, elementi dell’una e dell’altra disciplina.
In definitiva, Roncapu significa non solo una bella iniezione di linfa nuova nel pattinaggio (e Dio solo sa quanto ce n’è bisogno), ma molto di più: significa la realizzazione di qualcosa di nuovo, mai visto; di un’arte complessa, raffinatissima e, per chi non abbia capacità eccezionali nelle due discipline d’origine, inarrivabile o quasi.
Yuzu sostiene di non avere mai studiato danza classica, se non per pochi mesi a Toronto. Può darsi, anche se sembra impossibile; sicuramente, però, osserva i danzatori. Con attenzione. Con passione e intelligenza. Poi li copia. Come faccia a capire in che modo usare il corpo, non ne ho idea. Se c’è una cosa che non è intuitiva, è la danza classica, anzi: spesso per riuscire a fare un determinato passo, bisogna usare muscoli, leve e postura in un modo innaturale, che mai verrebbe in mente se non ci fosse un maestro a spiegarlo. Yuzu, un maestro di danza che gli spieghi come fare le cose, e dove sbaglia se non ci riesce, pare che non ce l’abbia. Quindi come fa? Non lo so proprio. Ma una cosa la so, con una certezza inscalfibile: ci sono grandi danzatori, ci sono grandi pattinatori. E poi c’è Yuzuru Hanyu.
Commovente.
Geniale.
Immenso.

English:

(Translation by the YUZURU HANYU – Italian FB Fan Group)

RONCAPU AND A NEW DISCIPLINE

For all of us, watching the Rondo Capriccioso at the Beijing Games is heart dropping. That hole in the ice and the resulting simple Salchow meant, to Yuzuru and to us, the end of the Olympic dream. (Quarrelsome note: the world championships in Saitama were a scandal; nevertheless, after exactly the same problem in the short program – the invalidation of the Salchow, double at that time –, Yuzuru found himself third, not eighth as in Beijing. As eighth, they would  have never let him win the free program with enough advantage on the others to win the gold: not even if he had not fallen after the 4S and, I fear, not even if he had landed the 4A and had it ratified. End of the quarrelsome note). The Beijing Games meant seeing him suffering in his soul – and then also in his body: the new ankle injury – and him questioning himself as never before. To see Yuzu in such pain is a grief  from which we have not yet recovered, therefore it is better to admire Roncapu at the Japanese championships, when Yuzu was able to perform it perfectly, showing the whole world what he is capable of.

However, watching the Beijing Roncapu again does not only make sense, but is important. Yuzu skated it without a single flaw, despite what that simple Salchow had meant. Some passages were, even more than at the national championships, the umpteenth proof not only of the sublimity and uniqueness of his skating; not only of his astounding skills as a ballet dancer; but also of the fact, in my opinion, that here we are witnessing the birth of a new discipline.

Let us proceed in order.

That is, let’s analyze, thanks to the videos made available by our invaluable Elena Costa, two moments of his Olympic short program: the exit from the combination and the exit from the 3A.

4T+3T Combination

Yuzu performed the 4T+3T combination so perfectly that not even a unanimous GOE +5 would have done it full justice. (Could that be the reason why one judge gave it +3? Okay, I was supposed to write only one quarrelsome note). In the quadruple, the position in the air is textbook: Yuzu is as straight as a plumb line, arms tight to the body, legs stretched out and well joined, plus relaxed shoulders and a long neck. In the triple, the arms are in the Rippon position: a position which is undoubtedly difficult (the body stretches: it’s a bit like being taller, and being tall doesn’t help to jump), but that allows you to keep your arms very “tight” and turn more easily (the wider your position is, the more your rotation speed decreases); morevoer, if you clasp your hands with strength, it’s easier to keep your balance. It would be different if the arms were raised in the fifth position of ballet, where the hands are not joined: that’s what Yuzu did in Masquerade last year while jumping his delayed single Axel. Who knows, maybe one day he will try to hold his arms in the fifth position while jumping the 3T in a combination: it would be incredibly difficult (I refer you to the #balleticyuzu I wrote about it). Waiting for him to try, here in Roncapu his Rippon is very soft, his hands are joined but not squeezing each other. Moreover, Yuzu does not do what skaters often do in the Rippon position: very often they raise their shoulders, so that the neck almost disappears and the head looks “built in” the shoulders. In contrast, Yuzu’s shoulders are low, his neck long, his general body position so elegant. My ballet teacher – who, if I lifted my shoulders, would claw them and push down almost violently, and with utmost disdain – would be proud of him.

However, for a dancer the best part comes now, when Yuzu exits the combination. Textbook smoothness, of course. Ditto his knee, ditto his edge, ditto everything.

And then.

And then, Yuzu doesn’t put down his left leg (which is the free leg, the one that goes into an arabesque position after a jump). Do you know how hard it is to land from a jump combination like this without helping your balance by putting both of your feet back on the ice as soon as possible? We can all get a better idea of the enormity of the thing if we think about gymnastics or ballet itself: Simone Biles, like any other gymnast, at the end of a diagonal of jumps lands on two feet; even Daniil Simkin, after his two crazy final jumps in Les Bourgeois, ends up on two feet, or rather, on two knees. Yuzu does not. Yuzu lands, brings his free leg into the arabesque – business as usual, so far – and then:

1) calls the leg back in passé;

2) performs a half pirouette en dehors;

3) at this point he could, finally, put the second blade on the ice and skate away forward, but instead he does a développé en avant: from the passé, he “develops” the leg until he has it extended in front of him;

4) it looks like he wants to go back, to make a sort of “rewind”: the skate of the ground leg turns one hundred and eighty degrees, bringing Yuzu back to the position of someone who is about to skate backwards, in a sort of half contretemps. The free leg goes in attitude dérrière, the ground leg is in plié;

5) at this point he could, again, put the second blade on the ice and skate away backwards, instead he does a second, complete contretemps.

What is a contretemps? It’s hard to explain: reading the definitions in glossaries, even I struggle to understand. Let’s put it this way: the contretemps is a way to suddenly change direction and leg; usually, in ballet this change occurs thanks to a jump: I’m stepping to the right with my right leg forward? I jump and whoa!, here I am, turned of 180 degrees, stepping to the left with my left leg forward. I have performed a contretemps – which is called like this because it’s a movement in backbeat (contre temps: “against time”) to the previous and the next one: so it’s not only a question of movement, but a question of rhythm as well. It’s true, Yuzu doesn’t jump, but he doesn’t need to: he slides on the ice, so he only have to turn, in order to do a contretemps.
The first time, he turns 180 degrees – without changing leg, though – then he turns again 180 degrees, this time changing leg as in a real contretemps: he puts his left foot on the ice and rises on its tip; his right leg, the one on which he was on the ground until a short time before, is now in the air, stretched out in front of his body. If he was a ballet dancer, he would be in relevé (raised on the forefoot, being a male: men don’t wear pointe shoes), with his right leg in dégagé devant, which in ballet is very often the starting position for some complicated step (a big jump, for example): in fact,  Yuzu is getting ready to perform a spin.

Another video shared by @KaeruKaeru2020. Thank you!

To sum up all that happens in a handful of seconds:

4T+3T combination;

arabesque;

demi pirouette en dehors;

développé en avant;

contretemps and attitude derrière;

contretemps and dégagé en avant.

How much balance, stability, control, precision and grace does it take, to do seven total turns in the air followed by all the rest?

After a combination, usually his colleagues, even the most illustrious ones, keep an arabesque-like position for a fraction of a second and then fly away, cross-over after cross-over.

3 Axel

Let’s move on to the exit from the triple Axel.

I’ve already talked about the 3A in another #balleticyuzu, but there I was focused on the legs, or rather – as far as the exit from the jump is concerned – on the twizzle that Yuzu performs after landing and before doing a spin. Now I want to focus on the arms.

Look at them: during the jump they are close to the body in the usual position, but just before landing Yuzu brings them in an unusual position:  the right arm is extended to the side (à la seconde, in tersicorean jargon), while the left one is bent. This means that the arms’ positions are different not only from each other, but also from the way skaters normally hold them when they land a jump. Most of them keep them equal and symmetrical, both open à la seconde: it is the best position to keep or quickly regain balance. Some skaters raise the arm corresponding to the ground leg and hold à la seconde the one corresponding to the free leg in arabesque: an elegant position, closer to ballet than to gymnastics; also, a position that, although asymmetrical, helps to keep both balance and posture: keeping your arms outstretched helps you to keep your back straight; and the arm à la seconde prevents your shoulder from going too far back (the leg in arabesque tends to have this effect on the corresponding shoulder and back’s side: it “draws” them to itself, causing them to twist) and the torso from rotating accordingly.

In Yuzu’s case, the left arm (the one corresponding to the free leg) is not stretched. It’s bent. To be precise, the hand is held close to the sternum and the opposite collarbone, while the elbow is not pressed against the chest, but is open and high: it looks as if Yuzu is about to caress himself with the back of his hand, from chin to cheekbone. As soon as the twizzle begins, the right arm goes up above the head, while the left hand goes along with it in a gentle caress until it reaches the other hand.

So: arm of the free leg bent in the arabesque, moving during the twizzle.

A bent arm is of little to no use, when you need to resist the  twist of the torso potentially caused by the arabesque. An arm in motion during a pirouette (the twizzle) is likely to be destabilizing. Just try and see. Simply put, Yuzu complicates his life. Why?

In Beijing, the twizzle starts a little earlier than at the national championships: according to Yuzu’s standard, the landing from the 3A is not perfect; it might be that Yuzu didn’t have enough running edge and launched himself as soon as possible into the next element. Anyway if you look at some run-throughs in practice and at the landing of the 3A, you’ll see that the bent arm is there too, and indeed throughout the twizzle the arm changes position; so Yuzuru chose from the outset to land the 3A with his arms in this position. The reason, I guess, is that this choice better corresponds to his ideal of skating and beauty, and if it is more difficult, so be it: often, the easy choices are not the right ones.

So, once again, let’s summarize: on landing from a three and a half turn jump, taken from a back counter – taken in its turn from a series of transitions very similar to ballet ballonnés – Yuzu holds his arms in two different positions and, in particular, keeps the arm of the leg in arabesque bent, jeopardizing posture and balance; afterwards he makes another destabilizing choice, that is to change position of  both arms while pirouetting in the twizzle.

Do I have to repeat it? Yes: after a 3A, his colleagues, even the most illustrious ones, keep for a fraction of a second an arabesque-like position with their arms in à la seconde-like position and then fly away, cross-over after cross-over.

 

And here we are, back to the start: the invention of a new discipline. It is a very strong statement, I know, and I am no one to make it with certainty: I know enough about ballet, less about skating, and I’m not an expert with the chance to discuss with other experts.
And yet, that’s my impression.

Of course Yuzu brings movements, steps and positions from dance (primarily from ballet, but not only) into his skating: I know it, we all do. A program like Chopin is enough to realize it. Same about his extraordinary dancing skills. With Roncapu, however, I have the feeling that Yuzu has taken a step not only forward, but also across a border. We are no longer in skating. We are in a new art that combines figure skating and ballet.

Ok, there is ice dance, and skaters have always performed dance steps, and of course it’s no mystery that dance and skating have common or very similar elements – the angel and the arabesque, for example. All of these are very valid objections. However, some clarifications are necessary.

Ice dancing is first and foremost an adaptation of ballroom dances, and even if it has added new, different rhythms to those of the so-called dancesport, it is and remains a couple discipline that, moreover, has crucial differences both from ballet and from all other figure skating specialties: no jumps, no lifts above the shoulders, rigidly codified pirouettes (the twizzles) and individual steps.

As for single male or female figure skating, true: there are times when the skater dances. Usually, however, he or she does it standing still, just before the choreographic sequence; moreover, they are steps and movements often inspired, but not really imported from this or that genre of dance. Yuzu aside, the only real exception I remember was Oksana Baiul in the 1993-94 season, when she brought as a short program Swan Lake and performed on the ice an Italian fouetté: yes, of course she moved her arms like wings, and yes, of course she performed steps in which the link ballet-skating was particularly obvious (arabesque, twizzle and so on); more than anything, though, she performed a step that doesn’t belong to skating, that is only and exclusively a prerogative of ballet.

That’s what Roncapu is like, except that it’s not a single element we’re talking about. I’m recalling by heart the elements I talked about in my #balleticyuzu dedicated to this short program: temps levé, saut de basque en attitude, ballonné, deboulé, pirouette, arabesque, rond de jambe… and even if pirouettes, ronds de jambe or arabesques do have more or less equivalents in skating, all the rest don’t.

Once again: everything else doesn’t have an equivalent in skating. The others are very difficult steps that Yuzu performs exactly as a ballet dancer would , but weaving them – and for this we also thank  the choreographer Shae-Lynn Bourne – into a short figure skating program, male single category. The result is a unit with no breaks, a coherent and cohesive whole of elements taken from both disciplines.
Ultimately, Roncapu means not only a good injection of “new (and much needed) blood”  in skating, but much more: it means the creation of something new and never seen before; of a complex art, very refined and, for those who do not have exceptional skills in the two original disciplines, almost unreachable.

Yuzu claims he never learned ballet, except for a few months in Toronto. That might be true, although it seems impossible; but he certainly observes dancers. With care. With passion and intelligence. Then he mimics them. How he figures out how to use his body, I have no idea. If there’s one not intuitive thing, it’s ballet: in order to be able to do a certain step, you often have to use muscles, levers and posture in an unnatural way, which would never come to your mind if there was no teacher to explain it. Yuzu doesn’t seem to have a ballet teacher to explain how to do things, and where the mistake is when he doesn’t succeed. So how can he do that? I really don’t know. But one thing I do know, with unbreakable certainty: there are great dancers, there are great skaters. And then there’s Yuzuru Hanyu.

Touching.

Brilliant.

Immense.

Japanese:

You can find the Japanese translation on Nymphea’s blog: Pianeta Hanyu.

Tanto altro ci sarebbe da dire e da rivedere, da capire, da analizzare, quindi…
Appuntamento alla prossima puntata di Balletic Yuzu!

Un grazie immenso ad Alessandra!  

Mi raccomando, commentate, commentate, commentate!
Ciao ciao!


Autore: EleChicca

Italian. I like Japan, cats, fashion dolls, anime&manga, figure skating and a lot of other things, but, above all, I LOVE Yuzuru Hanyu! ??

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