BalleticYuzu 01 – Serie di salti ravvicinati in Heaven and Earth (Ita/Eng/Jpn)

BalleticYuzu 01
Condividi


Ciao a tutti!!! 
Oggi inauguriamo un nuovo appuntamento sul blog, dedicato ai Fanyus, certo, ma anche a tutti coloro che amano la danza, l’arte, il talento e la bellezza.
Quella di oggi è la prima “puntata” della serie #BalleticYuzu ideata e scritta dalla nostra Alessandra Montrucchio!

Da appassionata e praticante di danza sin da bambina, Alessandra ha immediatamente scorto in Yuzuru Hanyu le doti del grande ballerino, nonostante lui stesso abbia candidamente ammesso di non aver preso lezioni di danza né, verosimilmente, intenda atteggiarsi a ballerino.
Eppure ha una postura così elegante e dalle linee così perfette, che per chi è pratico di danza risulta impossibile non notare queste sue doti che sono certamente naturali, ma affinate da un duro lavoro e tanta attenzione ai dettagli ed all’aspetto artistico del “suo” pattinaggio.
Sappiamo che grandi ballerini hanno elogiato Yuzuru e questo la dice lunga su come stiano le cose, al di là dei soliti detrattori che parlano di “bad posture” mentre vedono ballerini provetti qua e là.

Alessandra ha generosamente deciso di condividere con noi le sue conoscenze ed il suo occhio esperto, per sottolineare e rendere più comprensibili anche a noi, che ben poco mastichiamo la materia “danza classica”, le prodezze di Yuzuru, che in questa serie è… Balletic Yuzu!

Oggi parliamo della serie di salti eseguiti da Yuzuru in Heaven & Earth.
Si tratta di un lasso di tempo di circa 9 secondi, nei quali, senza alcun cross-over nel mezzo, Yuzu esegue una combinazione 3A+2T e, dopo pochi passi di transizione, un 3Lo. Non è stato forse posto il dovuto peso a questi pochi secondi, ma Alessandra ne sottolinea e rende comprensibile l’estrema difficoltà, cui ovviamente va aggiunta la qualità!

Lascio lo spazio alle parole di Alessandra cui seguirà la traduzione in Inglese, realizzata da Jacqueline Maggio.
Grazie ad entrambe! 

Italian:

(Postato il 23 Febbraio 2021)
Buongiorno a tutt*. Avendo decine di anni di danza sul groppone, se ho amato Yuzu sin dalla prima volta che l’ho visto è stato anche perché mi è sempre sembrato, semplicemente, Baryshnikov sul ghiaccio. Così, dopo aver guardato e straguardato i suoi programmi nuovi, mi è venuta voglia di commentarne alcuni passaggi dal punto di vista di chi conosce la bellezza e la difficoltà della danza.
Per chi avesse voglia di leggere questo lunghissimo post (ed è solo il primo! Ne ho in mente altri tre o quattro della stessa serie: #balleticyuzu), ecco il video di riferimento:
Il passaggio di cui intendo parlare oggi lo trovate al minuto 1.01-1.10, ed è la prima
SERIE DI SALTI IN “HEAVEN AND EARTH”.
In nove secondi – vale la pena ripeterlo: in nove secondi – e senza un solo cross-over in mezzo – e ripetiamo anche questo: senza un solo cross-over – Yuzu esegue una combinazione 3A+2T e, dopo pochi passi di transizione, un 3Lo. (Se volessimo aggiungerci il 4S precedente, i secondi diventerebbero venti e i cross-over uno, e non sono nemmeno sicura che si tratti di un vero e proprio cross-over). Un momento squisitamente di pattinaggio, quindi che cosa c’entra con la danza?
C’entra.
Dunque: la prima e più ovvia somiglianza fra danza e pattinaggio è che sono entrambi movimento nello spazio e, generalmente, sulla musica. In entrambi i casi, il movimento nello spazio e sulla musica tenta di essere espressivo, ovvero artistico: di andare oltre il gesto atletico per diventare comunicazione, racconto di storie, sentimenti, stati d’animo. Per ottenere questo, non basta certo andare a tempo di musica: occorre che il movimento sia adeguato alla musica su cui viene eseguito. È un concetto tanto ovvio quanto intuitivo: il merengue non si balla su un valzer. C’è però un secondo livello, di cui offre un buon esempio la danza classica: in ogni balletto tradizionale che si rispetti, dal Lago dei cigni al Don Chisciotte, c’è almeno un passo a due, e la struttura del passo a due standard prevede due momenti di coppia rispettivamente prima e dopo due momenti individuali, cioè un assolo maschile e uno femminile.
L’assolo maschile è tipicamente caratterizzato da grandi salti (per “grandi” si intende esattamente questo: non saltini sul posto, ma grand jetés, cioè spaccate in aria, e simili) e serie di pirouettes, eseguiti su una musica altisonante dominata non solo dagli archi, ma spesso anche dagli ottoni; l’assolo femminile è caratterizzato da equilibri, piccoli passi che richiedono grande precisione nell’uso dei piedi, diagonali di piqués (per chi non sapesse cosa siano, ecco un link) e pirouettes, eseguiti su una musica dolce, a volte briosa a volte lenta, dominata da archi, arpa, in certi casi dallo xilofono o da fiati come il flauto traverso e l’oboe. È l’unione tra quei movimenti specifici e quella musica specifica a creare l’atmosfera della scena e perfino il carattere del personaggio.
Ora, nel pattinaggio questa unione esiste ma è, normalmente, un po’ più grossolana, passatemi il termine. La natura stessa del pattinaggio fa sì che il movimento sul ghiaccio difficilmente possa arrivare a una simile fusione con la musica. Per forza: si scivola, si preparano i salti, come si fa a calibrare le frazioni di secondo? Molti pattinatori eccellenti non sono grandi interpreti: vanno abbastanza a tempo, ma riescono a tradurre la propria padronanza della tecnica in aderenza alla musica, in capacità non solo di «andare a tempo» ma anche di creare un clima emotivo, solo quando, in pratica, non pattinano: all’inizio del programma, e/o prima della step sequence, e/o prima della choreographic sequence.
In questo, Yuzu è l’unico pattinatore che sia mai riuscito a realizzare nel pattinaggio quello che i grandi danzatori – e non tutti – realizzano sul palco. Ci era già andato vicino in RJ1, ci è riuscito in Chopin, Seimei e Hope and Legacy, se ne è lievemente allontanato con Origin alla Finale di Grand Prix 2019 (complice la necessità di inserire cinque quadrupli in quattro minuti, e pur rimanendo al di sopra di chiunque altro) ma non con Otoñal né con nessuno dei programmi corti da Parisienne Walkways in poi.
E ci è di nuovo riuscito, a livelli attingibili forse solo da Baryshnikov e Nurejev, con Heaven and Earth.
Torniamo così al punto da cui eravamo partiti, a quei nove secondi con tre salti e senza cross-over. La musica qui è in crescendo: non tanto di ritmo o potenza (non accelera, non aumenta il numero di strumenti), ma di intensità. È come un fiume che, dopo un tratto pianeggiante, incontra un pendio e inevitabilmente prende impeto – e infine, dopo un attimo in cui non si sa se la terra precipiti o torni piatta, ritrova la calma. Su questo crescendo, Yuzu esegue una combinazione di due salti e, dopo pochi passi di transizione, un terzo salto. Ora, che un pattinatore salti in corrispondenza di un crescendo musicale non sorprende; ciò che lascia esterrefatti (e incantati) nel caso di Yuzu è la capacità di scegliere per questo crescendo salti e passaggi di transizione che confezionano nove secondi di perfetta, “ballettistica” fusione tra movimento e musica: nove secondi di danza, insomma.
Innanzitutto, la combinazione.
Yuzu esegue qui non la combinazione “pesante” del programma, ovvero quella 4T+3T, ma quella più “leggera”, 3A+2T. A renderla più adatta alla musica non è però solo che ogni salto ha una rotazione in meno e, in quanto tale, sembra in qualche modo occupare meno spazio, ingombrare meno la musica; innanzitutto, c’è la scelta dell’Axel, ovvero di un edge jump: un salto non puntato, che si stacca quindi senza che la punta della lama faccia perno sul ghiaccio. Gli edge jumps staccano dalla lama, filo interno o esterno, e questo li rende visibilmente più morbidi e lisci rispetto ai puntati, nei quali il momento di stacco, per quanto eseguito con grazia, ha sempre un che di aspro: quella punta che martella il ghiaccio è come una linea spezzata, mentre il filo di un edge jump assomiglia a una linea curva. Non si può esprimere un fiume che incontra un pendio – non uno strapiombo: un pendio – con una linea spezzata, e quindi Yuzu esegue un 3A in un tutt’uno con la preparazione. Dopodiché, ecco il Toe loop, ovvero un puntato, ma doppio: dopo i tre giri e mezzo del triplo Axel, e nonostante sia un puntato, risulta dolcissimo, oserei dire sereno. Seguono alcuni passi di transizione all’insegna della linea curva di cui parlavo (Yuzu sembra piroettare; anche la posizione delle braccia, il sinistro in avanti e il destro in fuori, è quella dei ballerini nella preparazione delle pirouettes) e la serie si conclude con un triplo, per la precisione un Loop: non solo un edge jump, ma probabilmente il salto più elegante (dopo l’Axel) e il più, diciamo, morbido. Un salto che, per sua natura, non può essere né altissimo né velocissimo, e che, staccando e atterrando sulla stessa gamba, è più statico e composto degli altri. L’ideale, insomma, per il momento in cui il crescendo si interrompe e c’è una pausa, praticamente un istante di silenzio, prima che la musica cambi e prosegua. Yuzu ha rischiato, scegliendo il Loop invece di un altro triplo (immagino che sarebbe stato splendido anche se, per esempio, dopo la combinazione 3A+2T avesse eseguito dei twizzles e poi un 3F): se come primo salto del free skate non gli fosse entrato il 4Lo, se gli fosse uscito un 3Lo, non avrebbe potuto ripeterlo qui. Se non avesse rischiato, però, quella meravigliosa, “ballettistica” fusione con la musica non l’avrebbe realizzata, non in modo così totale. E tra il perseguire una perfezione rischiosa e l’accontentarsi di una via di mezzo sicura, sappiamo tutti che cosa sceglie sempre Yuzu, no?
(Notazione minore. In danza, le pirouettes possono essere en dehors o en dedans: la posizione standard è la stessa, cioè la gamba libera è in passé, ovvero piegata abbastanza da permettere alla punta del piede di appoggiarsi sul ginocchio; nelle pirouettes en dehors la rotazione avviene dalla parte della gamba libera, nelle pirouettes en dedans dalla parte della gamba di terra. La maggior parte delle pirouettes che si eseguono nelle coreografie maggiori sono en dehors: semplicemente, credo, perché sono più belle e fluide. In quest’ottica, il Loop è un salto en dehors. Anche sul piano estetico, dunque, più bello e fluido in un momento che, in Heaven and Earth, richiede particolare bellezza e fluidità. Fine della notazione minore).
E ancora.
C’è una cosa di questo passaggio a cui, come danzatrice, guardo con assoluto stupore, anzi: lo definirei sbigottimento. Ed è il cambio di fronte.
Dunque: nella danza, le pirouettes sono difficili, e ovviamente è molto difficile farne tante di fila – nel senso che, dopo la preparazione, se ne fanno due, tre, quattro o più consecutive. Nel film Il sole di mezzanotte, Baryshnikov ne fa undici di seguito, tra l’altro coi mocassini ai piedi, e vi assicuro che dopo tanti anni resto a bocca aperta ogni volta che rivedo la scena (a chi interessasse: QUI al minuto 1.18). Altrettanto difficile, però, è farne tante cambiando fronte: una che finisce verso il pubblico, una di lato, una dietro, eccetera. Forse avete presente i trentadue fouettés con cui la protagonista conclude molti passi a due dei balletti tradizionali (eccone un esempio: QUI ).

Ormai tutte le étoile cercano di complicarli: chi li fa tripli, chi in attitude devant invece che in passé… eppure, i più impossibili sono quelli che ho visto fare ad Anette Delgado del Balletto Nazionale di Cuba, la quale man mano che faceva fouettés girava su se stessa – cambiava fronte, insomma. Per fare una pirouette senza cadere né avere il capogiro, occorre fissare un punto (detto “spot”) con lo sguardo, abbandonarlo il più tardi possibile e ritrovarlo al più presto: se lo spot cambia – nel senso che si fissa un punto davanti a sé alla partenza, sì, ma poi l’arrivo dev’essere non ritrovando con lo sguardo quel punto, ma scegliendone un altro novanta, centoottanta, duecentosettanta gradi più in là – la difficoltà della pirouette raddoppia.
Secondo me è anche questa la difficoltà del triplo Axel: staccare in avanti e atterrare all’indietro significa cambiare spot di centoottanta gradi. È un potenziale sbilanciamento, perché in pochi attimi gli occhi, e con loro tutta la testa, devono focalizzarsi su un punto, abbandonarlo, sceglierne un altro. Non mi sorprende che sia considerato il salto più difficile, ma non penso che dipenda solo da quel mezzo giro in più; credo invece che sia più facile completare due rotazioni (o pirouettes) senza cambiare spot, piuttosto che completarne una e mezza cambiando spot.

Tremendamente complicato, anche, fare pirouettes singole, sì, ma una dopo l’altra: preparazione, pirouette, preparazione, pirouette e così via. Una serie del genere richiede di cambiare continuamente posizione, da quella in plié della preparazione a quella in passé della pirouette; inoltre, comporta uno spostamento del baricentro e un lavoro di braccia, schiena, addominali, fianchi e addirittura collo per mantenere l’equilibrio e riuscire a dosare l’alternanza fra velocità di rotazione della pirouette e totale staticità della preparazione, un continuo stop-and-go estremamente complesso da gestire (guardate qui al minuto 1.37: QUI ).

In questa combinazione Yuzu, oltre a saltare un 3A praticamente senza prepararlo, cambiare spot, atterrare, rallentare per eseguire il 2T, compiere alcuni passi di transizione ruotando su se stesso e staccare il 3Lo (solo a fare l’elenco vengono i brividi per tante difficoltà tutte insieme), lo fa in cerchio: cambiando spot di continuo – d’accordo, i pattinatori sono abituati ad avere i quattro lati della pista intorno e a non rivolgersi solo e sempre verso una parte come i danzatori su un palco, ma insomma – e cambiando una tale quantità di posizioni, velocità, altezze del baricentro, direzioni, posture, lavori muscolari, realizza nove secondi semplicemente pazzeschi. Una tecnica impareggiabile che va ben al di là di fare tre salti, una compenetrazione fra gesto e musica che è purissima arte, una padronanza del corpo, del movimento e delle note che non so come si possano guardare senza rimanere a bocca aperta.
E io, coi miei decenni di danza sul groppone, non posso guardare Yuzu in questo passaggio e non cadere in estasi. Perché certo, questo è un momento squisitamente di pattinaggio; eppure, al contempo, è un momento squisitamente di danza.

English:

(Posted on February 23rd 2021)

Hi everybody! Here I am once again, with another episode of the series #balleticyuzu. As usual, I need to thank a million time Jacqueline Maggio for translating such a long article, which is about the jump sequence 3A2T+3Lo in “Heaven and Earth”. You can watch it here,

from 1.01 to 1.10 minute. Enjoy!
In nine seconds – it’s worth noting, in nine seconds – and without any intermediate cross-over – and this is worth repeating as well, without any intermediate cross-over – Yuzu executes a combination 3A 2T, and after a few transition steps, a 3Lo. (If we wanted to add the previous 4S, the seconds would be twenty and the crossover one, I’m not even certain that it’s an actual cross-over).
This is an exquisite figure skating moment, so how does it relate to ballet?
It does relate.

The first and most obvious resemblance between ballet and figure skating is that they are both movement in a specific space, on a musical tempo. In both these cases, this movement (within the environment and on a specific musical piece) tries to be expressive (of emotions), therefore artistic.
It goes beyond the athletic gesture: it is not enough to move with the tempo of the music itself, it is necessary that the movement be adequate to the musical piece on which it is executed.
It is a concept as intuitive as obvious: one wouldn’t dance a merengue on a waltz. There is, however, a second level of which ballet is a good example: in every respectable ballet piece, be it Swan Lake or Don Quixote, there is at least a pas a deux, and the structure of the standard pas de deux entails two moments of the pair, specifically before and after two individual moments. These individual moments would be a male assolo and a female assolo.

The male one is typically characterized by big jumps (where by “big” we mean exactly this, not fixed jumps, on the spot, but grand jetés – that is, splits in the air – and similia) and a series of pirouettes, executed on high sounding music which is dominated not only by string instruments, but also by brass instruments. The female assolo is characterized by balance, small steps requiring great precision in footwork, diagonals of piqués (if you are not familiar with what they are, here is a link) and pirouettes which are executed on a sweet music, sometimes lively music, sometimes dominated by strings, harp, in some instances by the xylophone or woodwind quintets, as the flute and the oboe. It is the ensemble between those specific movements and music that creates the atmosphere of the scene and even the role of the character.

In figure skating this ensemble does exist, but generally it is less refined – the essence of figure skating is so that the movements on the ice hardly can be as matched to the music. It is intuitive: when you slide and prepare jumps, how can you calibrate the fractions of a second? A lot of excellent skaters can’t also perfectly interpret the music: they follow the rhythm well enough, but they succeed in fusing their mastery of technique with the music, in creating an emotional atmosphere only when they are not skating, actually: at the beginning of the program and/or before a step sequence and/or before the choreographic sequence.
In this regard, Yuzu is the only skater who is able to create in his skating what great ballet dancers – and not everyone at that – create on the stage. He almost succeeded in doing this in RJ1, he was able to do this in Chopin, Seimei, and Hope and Legacy, he distanced himself from it some in Origin at the end of GPF 2019 (due to the necessity of incorporating five quads in four minutes, and still remaining above everybody else) but not with Otonal nor with any other SP from Parisienne Walkways onwards.
He succeeded in this again, at a level owned only by Baryshnikov and Nurejev, with Heaven and Earth.
With this we are backtracking to the concept where we started – those nine seconds with three jumps and no cross-overs. The music here rises, not so much in rhythm or depth (it doesn’t pick up the tempo, the number of instruments stays the same) but in intensity. Like a river that after a stretch of level land finds itself on a gentle slope, taking momentum, and then, after a moment in which it is not clear whether the earth plummets o continues level, finds its quiet. On this crescendo, Yuzu executes a two jump combination and, after a few transition steps, a third jump. That a skater jumps in rhythm with a music crescendo is not surprising; what leaves astonished (and enchanted) in Yuzu’s case is the ability of choosing for this crescendo jumps and transitions that wrap nine seconds of perfect balletic fusion between music and movements, nine seconds of dancing.
Let’s analyze the combination.
Here Yuzu executes not the “heavy” combination of the program – the 4T 3T –, but the “lighter” one, 3A 2T. What makes this combo more personal to the music it is not only the factor that every jump has one less rotation / revolution, and because of this it seems like it takes up less space, less obtrusive to the music itself. There is the choice of the Axel, an edge jump (not a pointed jump) that leaves the ice without the blade pivoting. Edge jumps leave the ice from the blade itself, inside or outside edge; this allows them to be visually softer, smoother in comparison to pointed jumps, in which the moment of detachment of the blade itself always is more ragged: the point that hammers the ice is like a jagged line, while an edge jump is more like a curved line. One cannot visually express a river that meets a slope (not a cliff: a slope) with a jagged, broken line, so Yuzu executes a 3A as one with the preparation to the jump itself. Then there is the toe loop, so a pointed jump, but a double one: after the three and a half revolutions of the triple axel and regardless of its nature, this jump looks sweet, serene.
Some transition steps follow, a sequence to the curved line before mentioned (Yuzu seems to pirouette, and please look at the arm position, the left one forward and the right one extended outwards: this is one position of ballet dancers in preparation of pirouettes themselves). The series concludes with a triple, a loop which is not only an edge jump but is probably the most elegant jump (after the axel) and also the “softer” one. It is a jump that, because of its nature, cannot be the highest or the fastest; since the skater has to take off and land on the same leg, it’s the most static, the most composed out of all jumps. This is an ideal jump for the moment in which the crescendo is interrupted and there is a pause, an instant of silence, before the music changes and continues. Yuzu takes a risk, choosing the Loop instead of another triple (I imagine he would be splendid even if, for example, after the 3A 2T combination he executed some twizzles and then a 3F): if at the beginning of the program he popped the 4Lo and it became a 3Lo, he wouldn’t be allowed to repeat it here. If he didn’t take this risk, though, he wouldn’t succeed in creating that balletic fusion with the music, not at least in such a complete way. And between pursuing a perilous perfection and being content with a safer middle ground, we all are aware of what he would choose, aren’t we?
(Please note: in ballet, pirouettes can be en dehors or en dedans. The standard position is the same, with the free leg en passé – bent enough to allow the pointe of the foot to rest on the knee; in a en dehors pirouette the rotation happens on the side of the free leg, in the pirouette en dedans this happens on the side of the leg which is on the ground. The majority of pirouettes that are executed in big choreographies are en dehors. This is, I believe, simply because more beautiful and more fluid.
With this concept in mind, the Loop jump is a jump en dehors. Even on an aesthetic level this is more beautiful and more fluid in a moment of Heaven and Earth that does require more beauty and more fluidity. End of note.)
And then again, there is something about this passage that, as a dancer myself, I watch with absolute astonishment.
In ballet pirouettes are difficult, and obviously it is difficult to execute multiple one after the other – which means that, after the preparation, one can do three, four pirouettes consecutively. In the movie “The Midnight Sun” Baryshnikov does eleven pirouettes one after the other, wearing moccasins – and I can assure you that after so many years I am still baffled every time I rewatch that scene ( at minute 1:18 here).
As difficult as this, is making a lot of pirouettes and changing one’s facing direction: one ends looking towards the audience, one ends facing sideways, one ends facing behind, etc. Maybe you know of the thirty two fouettés with which the ballerina ends her assolo in lots of traditional ballets (example: here).

By now étoiles try to complicate these fouettés: who makes each one triple, who starts en attitude devant instead of en passé, but the most challenging ones are those I’ve seen Anette Delgado (Cuban National Ballet) make: as she was executing fouettés, she would change her facing direction.
In order to do a pirouette without falling or feeling dizzy, one has to focus on a spot with their gaze, leaving it at the latest moment possible, finding it again as soon as possible. If this spot changes – if one stares at a particular spot in front of them at the beginning of the pirouette but cannot find that same spot at the end of the pirouette, because of one’s changed facing direction – the pirouette becomes twice as difficult to perform.
In my opinion it is also this the difficulty of the Axel: one jumps headed forward and lands backwards – this means changing one’s focus, one’s spot by 180°. It is a potential challenge, something that can provide unbalance because in a few seconds the eyes and the whole head have to focus on one spot, abandon it, choose another one. I am not surprised that this is considered as the most difficult jump, but I don’t think it hinges only on that extra half revolution, I believe it is easier to complete two rotations (or pirouettes) without changing spot more than completing one and a half rotation changing the focus and the spot.
It is incredibly complicated to also execute single pirouettes, yes, but one after the other: preparation, pirouette, preparation, pirouette, and so on. A similar series demands a continuous change of positon, from the plié of the preparation to the passé of the pirouette itself. Furthermore, one’s center of gravity changes; one needs to focus at the very same time on arms, back, abs, hips, and even neck to maintain the balance and be able to calibrate the variation between rotation and speed of the pirouette and the complete static nature of the preparation. It is a continuous and extremely complex stop and go to manage. (An example at minute 1:37 here).
In this combination Yuzu, aside from jumping almost without any preparation a triple axel, landing, slowing down in order to execute the 2T, completing some transition steps, spinning on himself and jumping the 3Lo (only by making this list one can feels goosebumps for such a high level of difficulty), he does this in a circle, changing his spot constantly.
It has to be said that skaters are used to having the four sides of the rink around them and are used to not having to face only one specific side, like dancers must. Yuzu, though, changes such a variety of positions, speeds, heights of his own center of gravity, directions, postures, and works his muscles in so many different ways, that he creates nine seconds which are crazy.
His technique is without parallels, which goes beyond a series of three jumps, and he can creates a permeation between gestures and music which is pure art and expresses a perfect mastery of his body, of his movements, and of every note of the music: I truly do not know how to watch all of this without being astounded. I mean it: despite all the decades of ballet behind me, I cannot watch Yuzu in this passage without remaining ecstatic. This moment is an exquisite one for figure skating, but at the same time, it is an exquisite one for ballet as well.

Japanese:

You can find the Japanese translation on Nymphea’s blog Pianeta Hanyu.

Tanto altro ci sarebbe da dire e da rivedere, da capire, da analizzare, quindi…
Appuntamento alla prossima puntata di Balletic Yuzu!

Un grazie immenso ad Alessandra! 

Mi raccomando, commentate, commentate, commentate!
Ciao ciao!



Condividi

Autore: EleChicca

Italian. I like Japan, cats, fashion dolls, anime&manga, figure skating and a lot of other things, but, above all, I LOVE Yuzuru Hanyu! ??

Un commento su “BalleticYuzu 01 – Serie di salti ravvicinati in Heaven and Earth (Ita/Eng/Jpn)”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *