Pubblicato il: 26 Novembre 2021 alle 20:02

BalleticYuzu 07 – La Y Spiral in Crystal Memories (Ita/Jpn)

balleticyuzu 07

Ciao a tutti!!! 
Siete pronti per un altro #BalleticYuzu?! Oggi vi propongo la settima “puntata” della serie ideata e scritta dalla nostra Alessandra Montrucchio!

Da appassionata e praticante di danza sin da bambina, Alessandra ha immediatamente scorto in Yuzuru Hanyu le doti del grande ballerino, nonostante lui stesso abbia candidamente ammesso di non aver preso lezioni di danza né, verosimilmente, intenda atteggiarsi a ballerino.
Eppure ha una postura così elegante e dalle linee così perfette, che per chi è pratico di danza risulta impossibile non notare queste sue doti che sono certamente naturali, ma affinate da un duro lavoro e tanta attenzione ai dettagli ed all’aspetto artistico del “suo” pattinaggio.
Sappiamo che grandi ballerini hanno elogiato Yuzuru e questo la dice lunga su come stiano le cose, al di là dei soliti detrattori che parlano di “bad posture” mentre vedono ballerini provetti qua e là.

Alessandra ha generosamente deciso di condividere con noi le sue conoscenze ed il suo occhio esperto, per sottolineare e rendere più comprensibili anche a noi, che ben poco mastichiamo la materia “danza classica”, le prodezze di Yuzuru, che in questa serie è… Balletic Yuzu!

Questa volta Alessandra ha concentrato la sua attenzione su un elemento più che raro da parte di un pattinatore uomo e, a dire il vero, tutt’altro che comune anche in campo femminile, almeno con questa qualità.
Stiamo parlando di una spirale Y che Yuzuru ha inserito nella coreografia di un programma di esibizione creato per il tour di Fantasy on Ice 2019.
Questo programma, intitolato “Crystal Memories”, è stato ingiustamente poco considerato. Sia chiaro, i fans di Yuzu e gli amanti del bel pattinaggio lo adorano, ma sin dall’inizio venne concepito e preparato in contemporanea con un altro programma, Masquerade, e presentato alternativamente a quello nelle giornate del tour. Crystal Memories e Masquerade vengono considerati una sorta di “gemelli diversi” e opposti, il primo angelico ed etereo ed il secondo intenso e passionale. Inutile dire che Masquerade ha conquistato la ribalta e ha colpito talmente tanto da porre un po’ in ombra l’altro gemello, che merita tutta la considerazione possibile.

Questa è la spirale Y, in tutta la sua bellezza
(Le gif sono prese da figureskating.tumblr.com . Grazie!)

figure skating — Yuzuru Hanyu's Y-Spiral | Crystal Memories @ FaOI...

Always there for Yuzu." — figureskating: Yuzuru Hanyu's Y-Spiral | Crystal...

Lascio lo spazio alle parole di Alessandra.

Italian:

(Postato il 20 Novembre 2021)

Buongiorno! Oggi in #balleticyuzu voglio parlarvi di Crystal Memories, o meglio di un passaggio particolare, quello che potete ammirare nel video che vi linko da 0.58 a 1.05.
Sebbene messo in secondo piano dalla concomitanza con un programma capace di scardinare il cuore come Masquerade, Crystal Memories può annoverare almeno un momento che è rimasto impresso sulla retina di chiunque l’abbia visto, ed è proprio il momento che vi ho indicato: Yuzu con la mano destra prende il tallone destro e solleva la gamba in una ypsilon; dopo aver coperto circa mezza pista in diagonale in questa particolare spirale, piega sul filo esterno e curva dolcemente verso sinistra, lasciando il tallone e portando la gamba dietro la schiena, in modo da eseguire sempre una spirale ma senza l’assistenza della mano, e stavolta nella posizione di arabesque.
In danza classica, questi movimenti non si chiamano spirali: Yuzu inizia con un développé alla seconda (anche se il développé vero e proprio normalmente si fa senza aiutarsi con la mano) e da lì porta la gamba in arabesque. È un passaggio difficile? Certo che lo è. Potrà essere abituale – e meno difficile di molti altri passi e movimenti – per un ballerino e soprattutto per una ballerina, ma questo non significa che non occorrano anni di esercizio per riuscire a compierlo in scioltezza. Vediamo nel dettaglio.
1) Développé alla seconda. In un vero e proprio balletto, di solito si fa senza aiutarsi con la mano, e di solito lo fa una donna, il più delle volte nel corso di un passo a due, con il partner che le tiene una o entrambe le mani. Il développé fatto come lo fa Yuzu, prendendosi il tallone con una mano, è più che altro un movimento dello stretching alla sbarra: con la mano libera che stringe la sbarra, tanto le donne quanto gli uomini eseguono il développé e, grazie alla mano che impugna il tallone, tirano verso l’alto, cercando di migliorare quella che in danza viene detta “apertura”, cioè la flessibilità, la snodabilità, in questo caso della gamba alzata: ciò che si tenta di realizzare in verticale è quella che, in orizzontale e a terra, chiameremmo una spaccata frontale. Ora, un sacco di persone riescono a fare una spaccata sagittale, a destra e/o a sinistra, anche senza un allenamento specifico; ma la spaccata frontale no, richiede molta più apertura e, in mancanza di una flessibilità naturale, anni di strenui e continui esercizi, ammesso che bastino. Yuzu è sicuramente molto aperto di natura – le sue Bielmann e Ina Bauer sin dall’infanzia la dicono lunga al riguardo – ma altrettanto sicuramente il suo allenamento prevede da sempre esercizi di stretching anche per aumentare nonché mantenere l’apertura: se sia normale questo tipo di stretching per un pattinatore non lo so; il risultato è comunque, come potete ben vedere qui, una quasi-spaccata frontale in verticale. Perfetta non perché completa, ma per un’altra serie di caratteristiche, snodabilità a parte. Innanzitutto, l’equilibrio: senza l’assistenza di un partner o della sbarra, tirare su la gamba in questo modo e piegarsi sul fianco opposto, traballare sul piede di base e dover abbandonare subito la posizione per evitare di cadere è un attimo. Per mantenere l’equilibrio occorre usare varie parti del corpo in un modo ben preciso. Tanto per cominciare, non bisogna “sfiancare”: per alzare al massimo la gamba, viene piuttosto istintivo aiutarla alzando il fianco; così facendo, però, ci si sbilancia verso il fianco opposto – se alzo la gamba destra e “sfianco”, la conseguenza naturale è che mi piego verso sinistra, e questo comporta uno spostamento del baricentro che mi impedisce di tenere con sicurezza l’equilibrio sulla sola gamba sinistra. Anche la schiena deve lavorare: deve rimanere bella dritta e opporsi all’impulso, appunto, di pendere verso il lato opposto a quello della gamba in développé, il che non è affatto semplice: provateci e ditemi se non è vero. Perfino i glutei devono lavorare: se si spinge il sedere in fuori (cosa che viene facile soprattutto quando si “sfianca”), la gamba si alza di più, ma gli addominali non riescono a contrarsi – e come in moltissimi esercizi non solo della danza, “tenere gli addominali” è essenziale per l’equilibrio. Quindi, Yuzu è di certo molto, molto facilitato dalla sua apertura; ma per mantenere l’equilibrio mentre alza la gamba nel développé e mentre rimane in questa posizione per un paio di secondi – il tutto PATTINANDO – deve usare il corpo come ho appena spiegato.
Equilibrio a parte, ci sono poi tutti gli accorgimenti perché lo sviluppo della gamba prima e il vero e proprio développé poi siano belli, e nel caso di Yuzu sono bellissimi. Guardiamolo bene dall’inizio alla fine del movimento. In primis, notate la compostezza con cui prende il tallone in mano: per riuscirci (e ripetiamolo: mentre PATTINA) non si ingobbisce in avanti e non piega il ginocchio della gamba di terra, ma si china il minimo indispensabile, se non meno, e soprattutto alza il ginocchio e la gamba di destra per rendere il più possibile il tallone a portata di mano; sollevare coscia e ginocchio sarebbe ciò che un ballerino farebbe anche per un développé senza l’aiuto della mano, quindi il movimento di Yuzu non solo è elegante, ma è anche, come dire?, coreuticamente perfetto. E poi eccolo nella quasi-spaccata verticale: sfianca? No. Si piega verso iol fianco sinistro? No. Inoltre… le spalle: pur avendo entrambe la braccia alzate, in una posizione che per essere mantenuta richiede una certa tensione muscolare, le spalle sono rilassate, basse, non così contratte da portarlo a incassare il collo. Le ginocchia: sono tese, entrambe. Se Yuzu fosse un ballerino, non ci sarebbe da stupirsi: per un danzatore, le ginocchia tese in una posizione del genere sono un fondamentale, qualcosa di obbligato e scontato; ancora ricordo la mia insegnante di classico, quando ero bambina, che ci sgridava se mettevamo scaldamuscoli a tutta gamba perché “non si vede se avete le ginocchia ben tese”. Qui però non siamo a lezione di danza classica, ma in una esibizione di pattinaggio; e nel pattinaggio le ginocchia tese non sembrano essere un must, perlomeno nei fatti se non nella teoria. Guardate le donne, e lasciamo stare quelle poco snodate: anche le più aperte molto, troppo spesso piegano il ginocchio, e il risultato è sì la gamba più alta (il ginocchio piegato permette di alzare la gamba parecchio di più, di sembrare più aperti di quanto non si sia in realtà), ma una posizione molto meno elegante di quella di Yuzu. Infine, l’en dehors: ormai sapete cos’è, vero? Bene: un altro escamotage per alzare di più la gamba alla seconda (lateralmente) è spingere in fuori il sedere (provateci!); la conseguenza inevitabile, però, è che le anche, e con loro le gambe, tendono a chiudersi in en dedans, originando una posizione goffa, brutta. Yuzu non spinge in fuori il sedere, e guardate il piede destro: un en dehors perfetto.
Insomma: un ballerino non avrebbe saputo fare di meglio.
2) Passaggio dal développé all’arabesque. Forse il movimento più delicato e complicato. Yuzu lascia andare il tallone e, lentamente e gradualmente, porta la gamba in posizione di arabesque, ruotandola dietro la schiena e abbassandola: un esercizio di assoluto controllo. Provate a stare per alcuni secondi nella “spaccata verticale” di Yuzu e poi togliere la mano: sono quasi sicura che la gamba vi crollerà a terra di colpo o quasi, indipendentemente da quanto sforzo fate contraendo il quadricipite femorale. Certo, Yuzu accompagna un poco con la mano la rotazione della gamba, e quello è di sicuro un piccolo aiuto: nulla di più, però. L’unico modo per compiere questo passaggio senza ritrovarsi in una frazione di secondo con la gamba a terra o quasi, è compierlo come un ballerino, ovvero: assicurarsi di avere il corpo in asse (schiena dritta, glutei e addominali contratti – “in dentro”, si dice –, fianchi dritti, en dehors); quando si stacca la mano, usare il più possibile gli adduttori, i glutei, gli addominali e il bacino per gestire al meglio la rotazione della gamba e la sua graduale discesa in arabesque; durante tale rotazione e discesa, controllare il lavoro della schiena, che per “fare spazio” alla gamba in arabesque deve necessariamente chinarsi un po’ in avanti (ma non troppo) senza storcersi (se la gamba destra è in arabesque, la spalla destra tenderà ad andare indietro, come per seguire la gamba; un po’ lo può fare, ma non eccessivamente; idem come sopra il fianco destro); non dimenticare le braccia: una tipica reazione in chi non ha dimestichezza con questo tipo di movimenti è, nei momenti difficili, dimenticarsi le braccia, che spesso o ricadono inerti lungo i fianchi o si raccolgono contro il petto tipo zampe anteriori di coniglio.
Guardate Yuzu. Guardate il controllo che ha di questa transizione. Guardate come non trascura nemmeno uno dei punti che ho indicato sopra. E, non a caso, questo passaggio è seta fatta movimento.
3) Arabesque. Che Yuzu abbia una buona arabesque – addirittura quando esce dai salti – l’ho detto spesso, e sono sicura che anche i non danzatori colgano l’eleganza e la pulizia di questa posizione. Dopo quanto ho detto poche righe fa, sono altrettanto sicura che sia più comprensibile il lavoro che occorre, per ottenere e mantenere una posizione così elegante e pulita. Osservate il gioco di simmetrie e parallelismi: l’arabesque è poco più alto di novanta gradi; il braccio sinistro, che dall’alto scende in avanti, sembra prolungarne la linea; anche il braccio destro, appena posato sulla coscia, contribuisce alla lunghezza e alla pulizia di questa linea, e – finezza da danzatore – lo stesso fa la testa, visto che Yuzu non guarda davanti a sé né di lato ma tiene il collo allineato con la schiena e il capo inclinato. Nel contempo, i fianchi non sono “aperti” per assecondare l’arabesque, la spalla destra non è spinta troppo indietro, anzi, le ginocchia sono belle tese, l’en dehors della gamba destra è perfettamente mantenuto.
Infine, tre finezze. La prima: il piede destro non “penzola” verso il basso, rimane in linea con il polpaccio e anzi, quasi quasi sembra accennare una sorta di timida virgola verso l’alto. Non posso esserne certa, ma credo che, se non avesse i pattini ai piedi ma le scarpette da danzatore, questo effetto sarebbe accentuato. Andate su Google Immagini a guardare come tengono il piede della gamba in arabesque i veri danzatori… già: proprio così.
La seconda: il pollice della mano sinistra, tesa in avanti, è piegato sotto le altre dita. Questa è una caratteristica da vecchia scuola di danza, da epoca in cui si curavano i particolari – anche la danza sta almeno parzialmente “evolvendo” verso spettacolarità e acrobatismo, verso la quantità a scapito della cura: ma questo è un altro discorso – e della quale non tutti i danzatori di oggi si preoccupano, ma di qualsiasi ballerino si dica che ha “belle mani” si intende anche questa posizione del pollice.
La terza: e questo è pazzesco. Osservate il movimento del braccio sinistro durante tutto questo passaggio: va lentamente e dolcemente in verticale; quando arriva all’apice, Yuzu quasi vi appoggia la testa in un gesto che definirei quasi poetico e che di certo attira la nostra attenzione, ma voi concentratevi per favore sul braccio: è proprio in questo istante, quando ha compiuto l’intero tragitto fino a essere verticale, e una frazione di secondo prima di cominciare la propria discesa (e non c’è interruzione: il braccio si muove sempre, non c’è una pausa che spezzi il suo percorso, il suo disegno nell’aria) è come se si tendesse di un paio di millimetri verso l’alto, come se facesse un respiro. Ecco, il braccio che “fa un respiro” è una cosa che a danza si insegna fin dal primo giorno di sbarra: alla fine di un esercizio in cui il braccio, di norma, è rimasto alla seconda (aperto lateralmente), prima di abbassarlo in sesta (portandolo davanti all’inguine/alle cosce) si cerca come di allungarlo ulteriormente e lo si alza di uno o due millimetri: gli si fa fare un respiro. Yuzu non è nuovo a questi piccoli trucchi che rendono i movimenti più ariosi e aggraziati: un evidente “respiro” del braccio c’è anche durante una luna nella prima parte di “Otoñal”, e ne ero rimasta molto colpita. Qui il braccio respira di nuovo, contribuendo in modo sottile ma non secondaria a dare l’impressione che Yuzu non stia scivolando sul ghiaccio, ma volando, che Yuzu sia vento. E io mi domando quanto tempo dedichi a studiare nei minimi particolari ogni gesto, ogni posizione, ogni movimento di ogni centimetro del suo corpo alla ricerca della bellezza assoluta. La risposta non la conosco. Ma so che quella bellezza assoluta l’ha trovata, la trova sempre.

English:

(Traduzione di Deborah Tessari e proofreading di Alessandra Montrucchio, dello YUZURU HANYU – International FB Fan Group)

Good morning! Today in #balleticyuzu I want to talk to you about Crystal Memories, or rather, about a particular movement that can be admired from 0.58 to 1.05 on the video linked below.

Although overshadowed by a program capable of unhinging our hearts like Masquerade, Crystal Memories includes at least a moment that’s still in the eyes of anyone who has seen it, and precisely the moment I have indicated to you: with his right hand, Yuzu takes his right heel and raises the leg in a Y. After gliding diagonally across about half of the rink in this particular spiral, he shifts on the outside edge of his left skate and curves smoothly to the left, releasing the heel and bringing his right leg behind his back to perform a spiral without the assistance of the hand, and, this time, in the arabesque position.

In ballet, these movements are not called “spirals”: Yuzu starts with a développé à la seconde (even if the real développé is usually supposed to be done without the assistance of a hand) and from there he brings the leg into an arabesque. Do you think this is a difficult step? Indeed, it is. For a dancer, especially for a female dancer, it may be business as usual, and less difficult than many other steps and movements, but it does not mean that you need years of practice to do it smoothly. Let’s see it in detail.

1) Développé à la seconde. In a ballet, it is usually done without the help of a hand, and it is usually done by a female dancer, often in the course of a pas de deux, with the male partner holding one or both of her hands. The développé as Yuzu does it, taking the heel with one hand, is more like a stretching movement à la barre: the free hand grips the bar, the dancer (no matter if male or female) does the développé and, thanks to the hand holding the heel, they pull their leg upwards, trying to improve its flexibility: what you try to achieve vertically is what, in horizontal and on the ground, we would call a side split. A lot of people can do a front split, on the right and/or on the left, even without a specific training; but they cannot perform the front split, which requires much more flexibility and years of strenuous and continuous exercises – and sometimes it’s not enough. Yuzu is certainly very flexible by nature – elements that he does since his childhood like the Bielmann and the Ina Bauer speak volumes about it – but, for sure, his training has always included stretching exercises to increase and maintain his flexibility: I don’t know if those kind of stretching exercises are normal for a skater but the result is, however, as you can see here, a nearly complete side and vertical split. Yes, nearly complete, and yet perfect, thanks to a set of features, besides flexibility. First of all, the balance: without the assistance of a partner or of the bar, to pull your leg up like that without tilting on the opposite side, wobbling on the base foot and having to abandon immediately your position in order to avoid falling, is quite hard. To maintain the balance, you need to use various parts of your body in a very specific way. To begin with, your hip must not “jut out”: to raise your leg as much as possible, it is quite instinctive to help yourself by raising the hip; in doing so, however, you lean towards the opposite side – if you raise your right leg and your hip “jut out”, the natural consequence is that you bend to the left, and this causes a shift in the centre of gravity that prevents you from safely keeping the balance on the left leg. Your back must work too: it must remain straight and oppose the impulse to lean towards the side opposite to that of the leg in développé, which is not simple at all: just try it and tell me if it’s not true. Even your buttocks have to work: if your butt “juts out” (which happens quite frequently when also your hip “juts out”), the leg goes higher, but the abdominal muscles are unable to contract and, as not only in ballet but in many sports, holding your abs tight is essential to keep your balance. So, Flexibility is certainly a great help for Yuzu, but to maintain his balance while lifting his leg in the développé and keeping the position for a couple of seconds – while SKATING – he has to use his body just as I explained.

Balance aside, there are also all the precautions to ensure that the development of the leg at first and the real développé then look good, and, in Yuzu’s case, they look great. Let’s watch carefully how he does this movement, from the beginning to the end. First of all, we can notice his composure on taking the heel in his hand: he does it (let’s repeat it: while SKATING) without bending over too much and without bending the knee of his ground leg; he leans forward as little as possible (if not less), and most all he lifts his right thigh and knee as close as possible to the hand, in order to grasp his heel; lifting their thigh and knee is what a dancer would do even for a développé without the help of the hand, so Yuzu’s movement is not only elegant, but is also, how can I say?, choreographically perfect. And then here he is, in a vertical quasi-side split: does his hip just out? No. Does Yuzu lean towards the left side? No. Also, look at Yuzu’s shoulders: despite having both arms raised, in a position that requires a certain muscular tension to be maintained, his shoulders are relaxed, low, not so tense to “encase” his neck. His knees are straight. If Yuzu was a dancer, it would not be surprising: for a dancer keeping their knees straight in such position is fundamental, something obligatory and taken for granted. I still remember my ballet teacher, when I was a child, who scolded us if we put the leg warmers on full leg because “I can’t see whether your knees are well stretched”. This, however, it’s not a ballet class, but a skating performance; and in skating, straight knees do not seem to be a must, at least in fact if not in theory. Look at the ladies: even the most flexible ones quite too often bend their knees, and the result is a higher leg (bending your knee allows you to raise your leg a lot higher, and to look more flexikle than you actually are), but a less elegant position than Yuzu’s. In the end, the en dehors: by now you know what it is, don’t you? Well: another trick to raise your leg higher à la seconde (sideways) is to push your butt out (try it!); the inevitable consequence, however, is that your hips, and with them your legs, tend to close in en dedans, shaping an awkward and ugly position. Yuzu doesn’t push his butt out, and take a look at his right foot: a perfect en dehors.

In conclusion: a dancer could not have done better.

2) Transition from the développé to the arabesque. Perhaps the most challenging and complicated movement. Yuzu lets go of the heel and slowly and gradually brings the leg into an arabesque position, rotating it behind his back and lowering it: an exercise of absolute control. Just try to stay for a few seconds in Yuzu’s “vertical split” and then remove your hand: I am almost sure that your leg will suddenly collapse to the ground, no matter how much effort you put in contracting the quadriceps femoris. Sure, Yuzu accompanies a little the rotation of the leg with his hand, and of course that is a little help: nothing more, though. The only way to accomplish this move without falling in a split second on the ground, is to do it like a dancer, which means that you need to: make sure that your body is aligned (back straight, buttocks and abdominals contracted – “inward”, as they say –, straight hips, en dehors); when removing the hand, use as much as possible your adductors, buttocks, abdominals and pelvis to manage the rotation of the leg and its gradual descent into the arabesque; during this movement, check how your back is working: in order to “make room” for the leg in arabesque, you can’t help bending a little forward (but not too much), but you have not to twist your back (if your right leg is in arabesque, your right shoulder will tend to go backwards, to “follow” the leg; you can do it a little, but not too much; the same goes for your right hip). And do not forget your arms: a typical reaction for those unfamiliar with this type of movement is, in difficult moments, to forget their arms: they often either let them fall inertly to the side of their bodies or take them against their chest.. a bit like rabbit front paws.

Look at Yuzu. Look the control he has on this transition. See how he does not neglect even one of the points I have explained above. And, not surprisingly, this step is a movement smooth like silk.

3)Arabesque. I have often said that Yuzu has a good arabesque – even when he lands after a jump – and I’m sure that even non-dancers grasp the elegance and cleanliness of this position. After what I said above, I am equally sure that the work required to obtain and maintain such an elegant and clean position is more understandable. Let’s take a look to how all the symmetric and parallel elements work together: the arabesque is just over ninety degrees; the left arm, descending forward from above, seems to extend its line; the right arm, placed on Yuzu’s thigh, contributes to the length and cleanliness of the line, and – with the finesse of a dancer – so does the head, since Yuzu does not look in front of him or to the side but keeps his neck aligned with the back and his head tilted. At the same time, his hips are not “open” to support the arabesque, his right shoulder is not pushed too far back; on the contrary, his knees are well stretched, the en dehors of his right leg is perfect.

Finally, three subtleties. First one: Yuzu’s right foot does not “dangle” downwards, it remains in line with the calf and indeed, it almost seems to hint at a sort of timid comma upwards. I can’t be sure, but I think that, if he didn’t have skates on his feet but ballet shoes, this effect would be accentuated. Just use Google Images to see how real dancers hold the foot of the leg in arabesque… yes, just like that!

Second subtlety: the thumb of Yuzu’s left hand, stretched forward, is folded under the other fingers. This is ballet old school, an element taken from an era when details were taken care of – nowadays, even ballet is at least partially turning into something too much spectacular and acrobatic, into quantity at the expense of quality: but this is another matter –, a characteristic that not all dancers today care about; but when a dancer is said to have “beautiful hands”. it also means this thumb position.

Third subtlety, and this is crazy. Let’s take a look to the movement of Yuzu’s left arm throughout this passage: it goes slowly and smoothly vertically; when it reaches its apex, Yuzu almost leans his head on it in a gesture that I would define almost poetic and that certainly attracts our attention – but please, focus on his arm: in this very moment, when it has made the entire journey up to the vertical position, and a fraction of a second before starting its descent (and there’s no interruption: the arm always moves, nothing breaks its path, the drawing it is making in the air), it seems to stretch a couple of millimetres upwards, as if it was “taking a breath”. The arm that “takes a breath” is something you learn since day one à la barre in ballet classes: at the end of an exercise where you keep your arm à la seconde (open sideways), before lowering it in the sixth position (in front of your lap) you stretch it further and raise it by one or two millimetres: your arm seems to take a breath. Yuzu is not new to these little tricks that make his movements more airy and graceful: there is an evident “breath” of the arm even during the spread eagle in the first part of Otoñal, and I was very impressed. Here the arm breathes again, contributing in a subtle but not secondary way to give the impression that Yuzu is not sliding on the ice, but flying, that Yuzu is wind. And I wonder how much time he takes to study every little detail, every gesture, every position, every movement of every inch of his body, in order to find the absolute beauty. I don’t know the answer. But I know that he did find that absolute beauty, he always finds it.

Japanese:

You can find the Japanese translation on Nymphea’s blog Pianeta Hanyu.

Tanto altro ci sarebbe da dire e da rivedere, da capire, da analizzare, quindi…
Appuntamento alla prossima puntata di Balletic Yuzu!

Un grazie immenso ad Alessandra!  

Mi raccomando, commentate, commentate, commentate!
Ciao ciao!


Autore: EleChicca

Italian. I like Japan, cats, fashion dolls, anime&manga, figure skating and a lot of other things, but, above all, I LOVE Yuzuru Hanyu! ??

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