BalleticYuzu 07 – La Y Spiral in Crystal Memories

balleticyuzu 07
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Ciao a tutti!!! 
Siete pronti per un altro #BalleticYuzu?! Oggi vi propongo la settima “puntata” della serie ideata e scritta dalla nostra Alessandra Montrucchio!

Da appassionata e praticante di danza sin da bambina, Alessandra ha immediatamente scorto in Yuzuru Hanyu le doti del grande ballerino, nonostante lui stesso abbia candidamente ammesso di non aver preso lezioni di danza né, verosimilmente, intenda atteggiarsi a ballerino.
Eppure ha una postura così elegante e dalle linee così perfette, che per chi è pratico di danza risulta impossibile non notare queste sue doti che sono certamente naturali, ma affinate da un duro lavoro e tanta attenzione ai dettagli ed all’aspetto artistico del “suo” pattinaggio.
Sappiamo che grandi ballerini hanno elogiato Yuzuru e questo la dice lunga su come stiano le cose, al di là dei soliti detrattori che parlano di “bad posture” mentre vedono ballerini provetti qua e là.

Alessandra ha generosamente deciso di condividere con noi le sue conoscenze ed il suo occhio esperto, per sottolineare e rendere più comprensibili anche a noi, che ben poco mastichiamo la materia “danza classica”, le prodezze di Yuzuru, che in questa serie è… Balletic Yuzu!

Questa volta Alessandra ha concentrato la sua attenzione su un elemento più che raro da parte di un pattinatore uomo e, a dire il vero, tutt’altro che comune anche in campo femminile, almeno con questa qualità.
Stiamo parlando di una spirale Y che Yuzuru ha inserito nella coreografia di un programma di esibizione creato per il tour di Fantasy on Ice 2019.
Questo programma, intitolato “Crystal Memories”, è stato ingiustamente poco considerato. Sia chiaro, i fans di Yuzu e gli amanti del bel pattinaggio lo adorano, ma sin dall’inizio venne concepito e preparato in contemporanea con un altro programma, Masquerade, e presentato alternativamente a quello nelle giornate del tour. Crystal Memories e Masquerade vengono considerati una sorta di “gemelli diversi” e opposti, il primo angelico ed etereo ed il secondo intenso e passionale. Inutile dire che Masquerade ha conquistato la ribalta e ha colpito talmente tanto da porre un po’ in ombra l’altro gemello, che merita tutta la considerazione possibile.

Questa è la spirale Y, in tutta la sua bellezza
(Le gif sono prese da figureskating.tumblr.com . Grazie!)

figure skating — Yuzuru Hanyu's Y-Spiral | Crystal Memories @ FaOI...

Always there for Yuzu." — figureskating: Yuzuru Hanyu's Y-Spiral | Crystal...

Lascio lo spazio alle parole di Alessandra.

Italian:

(Postato il 20 Novembre 2021)

Buongiorno! Oggi in #balleticyuzu voglio parlarvi di Crystal Memories, o meglio di un passaggio particolare, quello che potete ammirare nel video che vi linko da 0.58 a 1.05.
Sebbene messo in secondo piano dalla concomitanza con un programma capace di scardinare il cuore come Masquerade, Crystal Memories può annoverare almeno un momento che è rimasto impresso sulla retina di chiunque l’abbia visto, ed è proprio il momento che vi ho indicato: Yuzu con la mano destra prende il tallone destro e solleva la gamba in una ypsilon; dopo aver coperto circa mezza pista in diagonale in questa particolare spirale, piega sul filo esterno e curva dolcemente verso sinistra, lasciando il tallone e portando la gamba dietro la schiena, in modo da eseguire sempre una spirale ma senza l’assistenza della mano, e stavolta nella posizione di arabesque.
In danza classica, questi movimenti non si chiamano spirali: Yuzu inizia con un développé alla seconda (anche se il développé vero e proprio normalmente si fa senza aiutarsi con la mano) e da lì porta la gamba in arabesque. È un passaggio difficile? Certo che lo è. Potrà essere abituale – e meno difficile di molti altri passi e movimenti – per un ballerino e soprattutto per una ballerina, ma questo non significa che non occorrano anni di esercizio per riuscire a compierlo in scioltezza. Vediamo nel dettaglio.
1) Développé alla seconda. In un vero e proprio balletto, di solito si fa senza aiutarsi con la mano, e di solito lo fa una donna, il più delle volte nel corso di un passo a due, con il partner che le tiene una o entrambe le mani. Il développé fatto come lo fa Yuzu, prendendosi il tallone con una mano, è più che altro un movimento dello stretching alla sbarra: con la mano libera che stringe la sbarra, tanto le donne quanto gli uomini eseguono il développé e, grazie alla mano che impugna il tallone, tirano verso l’alto, cercando di migliorare quella che in danza viene detta “apertura”, cioè la flessibilità, la snodabilità, in questo caso della gamba alzata: ciò che si tenta di realizzare in verticale è quella che, in orizzontale e a terra, chiameremmo una spaccata frontale. Ora, un sacco di persone riescono a fare una spaccata sagittale, a destra e/o a sinistra, anche senza un allenamento specifico; ma la spaccata frontale no, richiede molta più apertura e, in mancanza di una flessibilità naturale, anni di strenui e continui esercizi, ammesso che bastino. Yuzu è sicuramente molto aperto di natura – le sue Bielmann e Ina Bauer sin dall’infanzia la dicono lunga al riguardo – ma altrettanto sicuramente il suo allenamento prevede da sempre esercizi di stretching anche per aumentare nonché mantenere l’apertura: se sia normale questo tipo di stretching per un pattinatore non lo so; il risultato è comunque, come potete ben vedere qui, una quasi-spaccata frontale in verticale. Perfetta non perché completa, ma per un’altra serie di caratteristiche, snodabilità a parte. Innanzitutto, l’equilibrio: senza l’assistenza di un partner o della sbarra, tirare su la gamba in questo modo e piegarsi sul fianco opposto, traballare sul piede di base e dover abbandonare subito la posizione per evitare di cadere è un attimo. Per mantenere l’equilibrio occorre usare varie parti del corpo in un modo ben preciso. Tanto per cominciare, non bisogna “sfiancare”: per alzare al massimo la gamba, viene piuttosto istintivo aiutarla alzando il fianco; così facendo, però, ci si sbilancia verso il fianco opposto – se alzo la gamba destra e “sfianco”, la conseguenza naturale è che mi piego verso sinistra, e questo comporta uno spostamento del baricentro che mi impedisce di tenere con sicurezza l’equilibrio sulla sola gamba sinistra. Anche la schiena deve lavorare: deve rimanere bella dritta e opporsi all’impulso, appunto, di pendere verso il lato opposto a quello della gamba in développé, il che non è affatto semplice: provateci e ditemi se non è vero. Perfino i glutei devono lavorare: se si spinge il sedere in fuori (cosa che viene facile soprattutto quando si “sfianca”), la gamba si alza di più, ma gli addominali non riescono a contrarsi – e come in moltissimi esercizi non solo della danza, “tenere gli addominali” è essenziale per l’equilibrio. Quindi, Yuzu è di certo molto, molto facilitato dalla sua apertura; ma per mantenere l’equilibrio mentre alza la gamba nel développé e mentre rimane in questa posizione per un paio di secondi – il tutto PATTINANDO – deve usare il corpo come ho appena spiegato.
Equilibrio a parte, ci sono poi tutti gli accorgimenti perché lo sviluppo della gamba prima e il vero e proprio développé poi siano belli, e nel caso di Yuzu sono bellissimi. Guardiamolo bene dall’inizio alla fine del movimento. In primis, notate la compostezza con cui prende il tallone in mano: per riuscirci (e ripetiamolo: mentre PATTINA) non si ingobbisce in avanti e non piega il ginocchio della gamba di terra, ma si china il minimo indispensabile, se non meno, e soprattutto alza il ginocchio e la gamba di destra per rendere il più possibile il tallone a portata di mano; sollevare coscia e ginocchio sarebbe ciò che un ballerino farebbe anche per un développé senza l’aiuto della mano, quindi il movimento di Yuzu non solo è elegante, ma è anche, come dire?, coreuticamente perfetto. E poi eccolo nella quasi-spaccata verticale: sfianca? No. Si piega verso iol fianco sinistro? No. Inoltre… le spalle: pur avendo entrambe la braccia alzate, in una posizione che per essere mantenuta richiede una certa tensione muscolare, le spalle sono rilassate, basse, non così contratte da portarlo a incassare il collo. Le ginocchia: sono tese, entrambe. Se Yuzu fosse un ballerino, non ci sarebbe da stupirsi: per un danzatore, le ginocchia tese in una posizione del genere sono un fondamentale, qualcosa di obbligato e scontato; ancora ricordo la mia insegnante di classico, quando ero bambina, che ci sgridava se mettevamo scaldamuscoli a tutta gamba perché “non si vede se avete le ginocchia ben tese”. Qui però non siamo a lezione di danza classica, ma in una esibizione di pattinaggio; e nel pattinaggio le ginocchia tese non sembrano essere un must, perlomeno nei fatti se non nella teoria. Guardate le donne, e lasciamo stare quelle poco snodate: anche le più aperte molto, troppo spesso piegano il ginocchio, e il risultato è sì la gamba più alta (il ginocchio piegato permette di alzare la gamba parecchio di più, di sembrare più aperti di quanto non si sia in realtà), ma una posizione molto meno elegante di quella di Yuzu. Infine, l’en dehors: ormai sapete cos’è, vero? Bene: un altro escamotage per alzare di più la gamba alla seconda (lateralmente) è spingere in fuori il sedere (provateci!); la conseguenza inevitabile, però, è che le anche, e con loro le gambe, tendono a chiudersi in en dedans, originando una posizione goffa, brutta. Yuzu non spinge in fuori il sedere, e guardate il piede destro: un en dehors perfetto.
Insomma: un ballerino non avrebbe saputo fare di meglio.
2) Passaggio dal développé all’arabesque. Forse il movimento più delicato e complicato. Yuzu lascia andare il tallone e, lentamente e gradualmente, porta la gamba in posizione di arabesque, ruotandola dietro la schiena e abbassandola: un esercizio di assoluto controllo. Provate a stare per alcuni secondi nella “spaccata verticale” di Yuzu e poi togliere la mano: sono quasi sicura che la gamba vi crollerà a terra di colpo o quasi, indipendentemente da quanto sforzo fate contraendo il quadricipite femorale. Certo, Yuzu accompagna un poco con la mano la rotazione della gamba, e quello è di sicuro un piccolo aiuto: nulla di più, però. L’unico modo per compiere questo passaggio senza ritrovarsi in una frazione di secondo con la gamba a terra o quasi, è compierlo come un ballerino, ovvero: assicurarsi di avere il corpo in asse (schiena dritta, glutei e addominali contratti – “in dentro”, si dice –, fianchi dritti, en dehors); quando si stacca la mano, usare il più possibile gli adduttori, i glutei, gli addominali e il bacino per gestire al meglio la rotazione della gamba e la sua graduale discesa in arabesque; durante tale rotazione e discesa, controllare il lavoro della schiena, che per “fare spazio” alla gamba in arabesque deve necessariamente chinarsi un po’ in avanti (ma non troppo) senza storcersi (se la gamba destra è in arabesque, la spalla destra tenderà ad andare indietro, come per seguire la gamba; un po’ lo può fare, ma non eccessivamente; idem come sopra il fianco destro); non dimenticare le braccia: una tipica reazione in chi non ha dimestichezza con questo tipo di movimenti è, nei momenti difficili, dimenticarsi le braccia, che spesso o ricadono inerti lungo i fianchi o si raccolgono contro il petto tipo zampe anteriori di coniglio.
Guardate Yuzu. Guardate il controllo che ha di questa transizione. Guardate come non trascura nemmeno uno dei punti che ho indicato sopra. E, non a caso, questo passaggio è seta fatta movimento.
3) Arabesque. Che Yuzu abbia una buona arabesque – addirittura quando esce dai salti – l’ho detto spesso, e sono sicura che anche i non danzatori colgano l’eleganza e la pulizia di questa posizione. Dopo quanto ho detto poche righe fa, sono altrettanto sicura che sia più comprensibile il lavoro che occorre, per ottenere e mantenere una posizione così elegante e pulita. Osservate il gioco di simmetrie e parallelismi: l’arabesque è poco più alto di novanta gradi; il braccio sinistro, che dall’alto scende in avanti, sembra prolungarne la linea; anche il braccio destro, appena posato sulla coscia, contribuisce alla lunghezza e alla pulizia di questa linea, e – finezza da danzatore – lo stesso fa la testa, visto che Yuzu non guarda davanti a sé né di lato ma tiene il collo allineato con la schiena e il capo inclinato. Nel contempo, i fianchi non sono “aperti” per assecondare l’arabesque, la spalla destra non è spinta troppo indietro, anzi, le ginocchia sono belle tese, l’en dehors della gamba destra è perfettamente mantenuto.
Infine, tre finezze. La prima: il piede destro non “penzola” verso il basso, rimane in linea con il polpaccio e anzi, quasi quasi sembra accennare una sorta di timida virgola verso l’alto. Non posso esserne certa, ma credo che, se non avesse i pattini ai piedi ma le scarpette da danzatore, questo effetto sarebbe accentuato. Andate su Google Immagini a guardare come tengono il piede della gamba in arabesque i veri danzatori… già: proprio così.
La seconda: il pollice della mano sinistra, tesa in avanti, è piegato sotto le altre dita. Questa è una caratteristica da vecchia scuola di danza, da epoca in cui si curavano i particolari – anche la danza sta almeno parzialmente “evolvendo” verso spettacolarità e acrobatismo, verso la quantità a scapito della cura: ma questo è un altro discorso – e della quale non tutti i danzatori di oggi si preoccupano, ma di qualsiasi ballerino si dica che ha “belle mani” si intende anche questa posizione del pollice.
La terza: e questo è pazzesco. Osservate il movimento del braccio sinistro durante tutto questo passaggio: va lentamente e dolcemente in verticale; quando arriva all’apice, Yuzu quasi vi appoggia la testa in un gesto che definirei quasi poetico e che di certo attira la nostra attenzione, ma voi concentratevi per favore sul braccio: è proprio in questo istante, quando ha compiuto l’intero tragitto fino a essere verticale, e una frazione di secondo prima di cominciare la propria discesa (e non c’è interruzione: il braccio si muove sempre, non c’è una pausa che spezzi il suo percorso, il suo disegno nell’aria) è come se si tendesse di un paio di millimetri verso l’alto, come se facesse un respiro. Ecco, il braccio che “fa un respiro” è una cosa che a danza si insegna fin dal primo giorno di sbarra: alla fine di un esercizio in cui il braccio, di norma, è rimasto alla seconda (aperto lateralmente), prima di abbassarlo in sesta (portandolo davanti all’inguine/alle cosce) si cerca come di allungarlo ulteriormente e lo si alza di uno o due millimetri: gli si fa fare un respiro. Yuzu non è nuovo a questi piccoli trucchi che rendono i movimenti più ariosi e aggraziati: un evidente “respiro” del braccio c’è anche durante una luna nella prima parte di “Otoñal”, e ne ero rimasta molto colpita. Qui il braccio respira di nuovo, contribuendo in modo sottile ma non secondaria a dare l’impressione che Yuzu non stia scivolando sul ghiaccio, ma volando, che Yuzu sia vento. E io mi domando quanto tempo dedichi a studiare nei minimi particolari ogni gesto, ogni posizione, ogni movimento di ogni centimetro del suo corpo alla ricerca della bellezza assoluta. La risposta non la conosco. Ma so che quella bellezza assoluta l’ha trovata, la trova sempre.

English:

COMING SOON

Japanese:

You can find the Japanese translation on Nymphea’s blog Pianeta Hanyu.

Tanto altro ci sarebbe da dire e da rivedere, da capire, da analizzare, quindi…
Appuntamento alla prossima puntata di Balletic Yuzu!

Un grazie immenso ad Alessandra!  

Mi raccomando, commentate, commentate, commentate!
Ciao ciao!



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Autore: EleChicca

Italian. I like Japan, cats, fashion dolls, anime&manga, figure skating and a lot of other things, but, above all, I LOVE Yuzuru Hanyu! ??

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