BalleticYuzu 05 – 4Toeloop con uscita in spirale a 24h TV 2021 (Ita/Eng)

BalleticYuzu 05
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Ciao a tutti!!! 
Siete pronti per un altro #BalleticYuzu?! Oggi vi propongo la quinta “puntata” della serie ideata e scritta dalla nostra Alessandra Montrucchio!

Da appassionata e praticante di danza sin da bambina, Alessandra ha immediatamente scorto in Yuzuru Hanyu le doti del grande ballerino, nonostante lui stesso abbia candidamente ammesso di non aver preso lezioni di danza né, verosimilmente, intenda atteggiarsi a ballerino.
Eppure ha una postura così elegante e dalle linee così perfette, che per chi è pratico di danza risulta impossibile non notare queste sue doti che sono certamente naturali, ma affinate da un duro lavoro e tanta attenzione ai dettagli ed all’aspetto artistico del “suo” pattinaggio.
Sappiamo che grandi ballerini hanno elogiato Yuzuru e questo la dice lunga su come stiano le cose, al di là dei soliti detrattori che parlano di “bad posture” mentre vedono ballerini provetti qua e là.

Alessandra ha generosamente deciso di condividere con noi le sue conoscenze ed il suo occhio esperto, per sottolineare e rendere più comprensibili anche a noi, che ben poco mastichiamo la materia “danza classica”, le prodezze di Yuzuru, che in questa serie è… Balletic Yuzu!

Questa volta parliamo del favoloso e sino ad oggi inedito – in un certo senso – quadruplo toeloop eseguito da Yuzuru Hanyu nella prima delle due esibizioni mostrate in occasione di 24h TV 2021. La novità è un’uscita incredibile: invece di posare sul ghiaccio il piede libero dopo l’atterraggio, Yuzu ci delizia con una spirale e altre perle a seguire, sempre sullo stesso e unico piede con cui è atterrato dal salto.
Già ve ne avevo parlato nel post dedicato a 24h TV, ma vi invito a leggere con estrema attenzione questo articolo di Alessandra. Lei, con la sua competenza specifica di ballerina, saprà farvi apprezzare ancora di più questo fantastico gesto atletico-tecnico-artistico.

Il 4T di cui parliamo è questo:


Lascio lo spazio alle parole di Alessandra.

Italian:

(Postato il 31 Agosto 2021)

Salve a tutt*,
eccomi di nuovo qui con un nuovo capitolo della serie #balleticyuzu: ammetterete che era inevitabile, dopo aver visto Yuzu in “White Legend” e “Hana Ni Nare”. E potrei cercare di approfondire diversi temi – dal respiro delle braccia in entrambi i programmi (programmi? Esibizioni? Che termini inadeguati… epifanie, forse) alla pirouette in attitude derrière, da fermo e in punta alla lama in “Hana Ni Nare” – ma ho pensato di soffermarmi su un passaggio che ha tolto il fiato a tutt*, Max Ambesi compreso.
Avete già indovinato, vero? Voglio parlare dell’uscita (altro termine vergognosamente riduttivo, per non dire sbagliato) dal quadruplo Toe loop in “White Legend”.
Ora, basterebbe il 4T a mandare qualsiasi ballerino in brodo di giuggiole. La preparazione: braccia morbide e bilanciate, spalle rilassate, postura eretta ma non rigida, un profondo plié per prendere lo slancio, oltretutto senza inclinarsi in avanti. Il salto in sé: altissimo, con il corpo dritto, la testa in linea con la schiena e il collo e, infine, quello che in danza si chiama “balloon”: la capacità di dare con naturalezza l’impressione di restare sospesi nell’aria. Non è la capacità di saltare in sé, né l’altezza del salto: è avere e dare la sensazione che per un attimo il corpo sia come trattenuto in aria, tanto che per un attimo viene da chiedersi assurdamente: “Ma non torna più giù?”
Nel pattinaggio il balloon non è semplice da avere o da individuare, anche perché i salti hanno caratteristiche diverse da quelli della danza: presi come sono a una velocità molto maggiore, sono più “viaggiati” di quelli dei danzatori, e questo grande spostamento in lunghezza, in orizzontale per così dire, fa notare meno l’eventuale presenza del balloon. Ciò nonostante, provate a osservare i salti di un pattinatore come Shoma Uno e metteteli a confronto, per esempio, con quelli di Brian Orser ai suoi tempi: credo sia a tutti evidente che il primo il balloon non ce l’ha, il secondo sì. Ancor più ce l’ha Yuzu: in quanti tripli Axel sembra rimanere impigliato nel cielo? E nel 4T di cui stiamo parlando, il suo balloon si vede benissimo, enorme e sfolgorante come un pallone aerostatico.
Quando poi, finalmente, il cielo lo lascia andare e Yuzu torna giù, be’: è una festa per gli occhi, per il cuore e per l’anima. Una festa per chiunque, certo, ma soprattutto per un ballerino. Il quale, dall’istante in cui Yuzu atterra sul ghiaccio, vede: rond de jambe, arabesque, développé arabesque, enveloppé, fouetté, développé alla seconda. Cioè:
– rond de jambe, arabesque: si tratta dell’uscita tipica, diciamo “obbligata” da ogni salto del pattinaggio: non appena la gamba di terra tocca il ghiaccio, quella libera compie una breve rotazione e si ferma dietro il corpo; il ginocchio della gamba di terra è piegato, quello della gamba libera teso. È un passaggio in cui sono importanti la running edge, la scorrevolezza e velocità, il filo del pattino, la misura in cui il ginocchio della gamba di terra è piegato. (A dire il vero, questi elementi DOVREBBERO ESSERE importanti; ormai, alcuni pattinatori prendono GOE spaziali per uscite in punta, senza velocità, senza filo, col ginocchio teso. Ma questo è un altro post). E dovrebbero essere importanti anche l’eleganza e l’apparente facilità espresse dal pattinatore. In danza, ciò che è importante è altro, ed è il motivo per cui, sebbene questo passaggio si possa descrivere con i termini del balletto, in realtà è soltanto con Yuzu che viene spontaneo usarli. Vediamo perché.
In danza, l’importante è che la gamba che compie il rond de jambe e va in arabesque sia ben tesa e ruotata in en dehors (ormai sapete cos’è, vero?), e che non oscilli in su e in giù durante il percorso ma salga gradualmente fino alla posizione di arabesque, oppure rimanga a un’altezza costante durante il rond de jambe e poi salga in arabesque: non deve tracciare una specie di elettrocardiogramma, insomma. Quanto all’arabesque, dev’essere ben dietro la schiena (che deve restare eretta) e a circa novanta gradi rispetto al corpo. Prendiamo alcuni pattinatori e proviamo a pensare all’uscita tipica dai loro salti in questi termini ballettistici: Shoma Uno tiene la gamba troppo bassa, “raso-ghiaccio”; Nathan Chen non solo tiene la gamba bassa, ma inclina molto la schiena in avanti; Javier Fernández e Patrick Chan avevano una posizione più corretta ma la gamba rimaneva comunque troppo “aperta”, ovvero non ben dietro la schiena (e un po’ bassa). Ora guardate l’arabesque di Yuzu: a novanta gradi circa e perfettamente dietro la schiena, a sua volta perfettamente eretta. E non basta: il piede rimane in linea con polpaccio e caviglia, non penzola verso il basso; la gamba è en dehors; per tenerla en dehors e dietro la schiena, Yuzu non “apre” le anche (ovvero: tiene le anche dritte, in linea con le spalle, invece di assecondare la gamba libera, di seguirla alzando e ruotando in fuori l’anca corrispondente, il che gli renderebbe più facile arrivare ai novanta gradi o oltre: è ciò che fanno regolarmente le russe della scuola Tutberidze); infine, il rond de jambe cresce gradualmente fino alla posizione di arabesque, la gamba non dà mai l’impressione di svirgolare di colpo dal basso verso l’alto (altra caratteristica molto Tutberidze, forse anche perché i salti tipicamente sottoruotati delle ragazze costringono a fare un rond de jambe più lungo, dunque più difficile da tenere). In poche parole: Yuzu è il solo a compiere un ronde de jambe e un’arabesque corretti. Il solo e unico;
– développé arabesque: in questo caso, per arrivare alla posizione di arabesque, invece di sollevare la gamba tesa da terra, si fa scorrere il piede della gamba libera su per caviglia e polpaccio della gamba di terra, fino al ginocchio (arrivando dunque ad assumere la posizione di passé: la gamba libera è piegata e la punta del piede – in questo caso, del pattino – poggia contro il ginocchio della gamba di terra) e di lì si stende la gamba nell’arabesque. Molti sostengono che arrivare in arabesque passando per il développé sia più facile, e sicuramente è vero che in questo modo sollevare la gamba a novanta gradi pesa meno; ma è anche vero che bisogna esercitare più controllo sulla posizione dei fianchi, contrarre ancora di più addominali e glutei, e la mia impressione è che, muovendosi sui pattini, mantenere il controllo necessario a sviluppare l’arabesque dal passé sia parecchio complicato. In ogni caso, Yuzu quel controllo lo mantiene magistralmente: le anche sono un po’ aperte, d’accordo, ma il passaggio dal développé all’arabesque è così sicuro che la gamba sale oltre i novanta gradi, ci manca poco che la figura non diventi quella di un penché, ovvero di un’arabesque altissima con la schiena che (inevitabilmente) si china in avanti;
– enveloppé, fouetté, développé alla seconda: e qui viene il difficile. Intanto, non dimentichiamo che Yuzu ha fatto un 4T (mica pizza e fichi: un quadruplo), è atterrato sulla gamba destra ed è ANCORA sulla gamba destra: pensate alla forza, al controllo e all’equilibrio necessari (e pensate al lavoro muscolare per mantenere controllo ed equilibrio) a scivolare all’indietro sempre sulla stessa gamba per secondi e secondi dopo aver atterrato un quadruplo. Altro che atterrare un quadruplo in punta, praticamente fermi, e poi voltarsi e pattinare via come fanno certi altri. Ma torniamo a noi: innanzitutto, Yuzu compie il movimento opposto di un développé, ovvero un enveloppé, richiamando la gamba dall’arabesque in passé; contemporaneamente, e senza fermarsi, si gira di centottanta gradi per mezzo di un fouetté. “Fouetté” è un termine che in realtà descrive una varietà di movimenti accomunati dal fatto di prevedere un giro, uno o più cambi di fronte; in questo caso, significa che Yuzu, con uno scatto dei fianchi, si gira in modo da scivolare non più indietro, ma in avanti. Quindi: fa un enveloppé, nel frattempo si gira con un fouetté e poi ecco un nuovo développé finché la gamba non è tesa di lato al corpo, “alla seconda”, come si dice nel balletto; e la sua gamba alla seconda non solo è tesa, non solo è en dehors, ma è en più alta di novanta gradi. Ora, avete presente quanto è difficile tenere una gamba in aria, oltretutto a più di novanta gradi? Provateci: quanto vi brucia il quadricipite femorale? Non vi sembra di sollevare un macigno? E fin dove l’avete tirata su, la gamba? Non fino a dove la tira su lui, vero? Eh già, perché per farlo NON bisogna usare il quadricipite femorale, ma gli adduttori: e vi assicuro che mettere in moto gli adduttori per tirare su una gamba lateralmente o frontalmente è un’impresa. C’è chi non ci riesce mai; è come se dovesse scattare un meccanismo nel cervello per cui di colpo, tac!, si capisce come metterli in moto, ma è un meccanismo che può non scattare per anni, per una vita intera. Yuzu ha capito come funziona, quel meccanismo: e se penso che non è un ballerino ma un pattinatore, rendermene conto mi commuove, così come il fatto che la gamba di terra ha il ginocchio teso… anche qui, provateci: vero che, se tenete il ginocchio della gamba di terra piegato, la gamba libera sale parecchio di più? Ecco, Yuzu questo non lo fa: il développé alla seconda, lui lo fa da ballerino.
E tutto questo – accompagnato da braccia morbide, postura eretta ed elegante, spalle rilassate e testa sempre in linea con il collo – lo fa (ripetiamolo, ripetiamolo sempre) dopo aver atterrato un quadruplo. Rimanendo sempre sulla stessa gamba. Pattinando.
Non c’è niente da fare: ormai anche la definizione che si legge spesso del suo pattinaggio, “poesia in movimento”, comincia a essere riduttiva.

English:

Hi everybody,

here I am with a new #balleticyuzu chapter: after seeing him in “White legend” and “Hana Ni Nare”, it was unavoidable. And I could try to analyze several elements – the way Yuzu’s arms seem to “breathe” in both his programs (programs? Such an inadequate word… epiphanies, maybe), the pirouette in attitude derrière – while he’s not skating, but standing still and turning on his blade’s toe pick – in “Hana Ni Nare”, but I’d rather talk about a moment that took everybody’s breath away, including Max Ambesi.
You have guessed already, haven’t you? I want to talk about the exit (another inadequate, even wrong word) of the quadruple Toe Loop in “White Legend”.
Now, THAT 4T would be enough to make any ballet dancer fly up on cloud nine. The preparation: soft and well balanced arms, relaxed shoulders, upright yet not stiff posture, a deep plié (without leaning his back forward) just before taking off. The Toe loop itself: incredibly high; the body is still upright and the head is aligned with neck and back; and, finally, showing that Yuzu has what a dancer would call a “ballon”: the ability to give the impression of lingering in the air when you jump. It’s not the ability to jump itself, nor the jump height: it’s when you feel and look like your body stops mid-air, making everybody wondering, absurdly: “Will they ever come down?”
It’s not so easy to tell whether a skater has the ballon or not, since skating jumps are a bit different from ballet jump: they are much faster, much more “travelled”, and such a big, “horizontal” movement makes harder to tell whether the skater has the ballon or not. Nevertheless, look at the jumps performed by Shoma Uno, for example, and compare them to the jumps performed by Brian Orser many years ago: I think that everyone can see how Shoma has no ballon, while Brian had it. Yuzu has a very obvious ballon: how many triple Axels make him look as if he’s got caught in sky? Back to the 4T, Yuzu’s ballon is clearly visible here, gigantic and bright like a… well, like an aerostatic balloon.
When the sky let him finally come back down on planet Earth, it’s a treat for everybody’s eyes, heart, and soul. Most of all, it’s a treat for a dancer, because that’s what a dancer sees when Yuzu lands: rond de jambe, arabesque, développé arabesque, enveloppé, fouetté, développé à la seconde. Let’s see what this all means:
– ROND DE JAMBE, ARABESQUE. It’s the way a dancer could describe the typical, let’s say “compulsory” jump exit in figure skating: as soon as the ground leg touches the ice, the free leg does a half circle and stops behind the skater’s body; the knee of the ground leg is bent, the knee of the free leg is straight. There are many important skating elements here: running edge, speed, possible flawless, how much the knee is bent. (Actually, all these element SHOULD BE important: nowadays, some skaters earn amazing GOEs even if they land on their toe pick, without any flawless/speed/running edge, with a straight knee. That’s another story and another post, though.) Elegance and ease should be important as well. However, what’s important in ballet is a bit different, and that’s the reason why a dancer COULD describe in balletic terms a skating jump exit, but will do it only when YUZU exits a jump. I’ll try to explain why.
In ballet, the leg doing the rond de jambe (the half circle), then lifting to the arabesque (leg extended behind the body) must be straight and turned out, en dehors (you know what it is by now, don’t you?); it must not swing up and down, but go gradually up until it’s in arabesque; it can also keep a constant height during the rond de jambe and then go up in arabesque. In the end, what’s important is that the leg’s movement doesn’t look like an ECG. Talking about the arabesque, it must be well behind the dancer’s back and form with it an angle of about 90 degrees; the back must remain as much upright as possible. Let’s look at some skaters’ jump exits with “balletic eyes”: Shoma Uno’s arabesque is way too low, the foot nearly touching the ice; Nathan Chen’s arabesque is too low and his back leans forward too much; Javier Fernández and Patrick Chan are a bit more “correct” but their legs are low and not really behind their back. Now, look at Yuzu’s arabesque: 90 degrees angle, leg perfectly behind his back (which is perfectly upright). Moreover: his foot is aligned with calf and ankle, it doesn’t hang down; his leg is en dehors; to keep it en dehors and behind his back, Yuzu doesn’t “open” his hips (meaning: he keeps his hips aligned between them and with his shoulders, and the left hip does not turn out and upward to “follow” the free leg: this way it would be easier to get the 90 degrees angle… that’s what the Tutberidze girls regularly do, though, not Yuzu); last but not least, his rond the jambe grows gradually into an arabesque, and his leg doesn’t swing nor go abruptly up (that’s another typical Tutberidze girls’ feature: their usually underrotated jumps force them to do a longer, therefore harder to control, rond de jambe.) To cut short: Yuzu is the one and only skater able to perform a correct rond de jambe and a correct arabesque.
– DÉVELOPPÉ ARABESQUE. To get to the arabesque position, here you don’t have to lift your leg from the ground/ice directly into the air: the foot of your free leg slides up from ankle to knee of your ground leg’s: then, from this passé (the free leg is bent and the toe is resting against the ground leg’s knee), you stretch (you “develop”) your leg into an arabesque. Getting to an arabesque thanks to a développé is usually supposed to be easier than lifting your leg directly from the ground because you need more strength (it’s ridiculous how much a leg, even a thin leg, can weigh!); but it demands more control on your hips’ position, a stronger contraction of your abs and glutes, and I have the feeling that keeping the great, steady control you need to develop your leg from the passé into the arabesque WHILE YOU ARE SKATING must be terribly hard. Anyway, Yuzu shows a masterful control: his hips are a bit “open”, okay, but his passé-développé-arabesque is such a sure movement, and his leg goes higher than 90 degrees: Yuzu is on the right path to do a penché, that is a very high arabesque where the back is (unavoidably) allowed to lean forward.
– ENVELOPPÉ, FOUETTÉ, DÉVELOPPÉ À LA SECONDE. Here comes the hardest part. Meanwhile, let’s remember that Yuzu has just jumped a 4T (underlined: a QUADRUPLE), landed on his right leg and he’s STILL skating only on his right leg: think about the strength, the control, the balance, all the job that Yuzu and his body, his muscles, must do to skate backwards, always on the same leg for so many seconds after such a huge jump. While there are skaters landing on their toe picks, nearly stopping and then turning around and skating forward… anyway, let’s go on: first of all, Yuzu does the opposite of a développé, which is called enveloppé: from the arabesque, his leg goes back to a passé position; then, without stopping, fluently like water, he turns around 180 degrees doing a fouetté. “Fouetté” (“whipped” in French) is a balletic word used to describe different moves/steps with a common denominator: the quick whipping action of a leg or the whole body, usually involving a turn and/or a change of front; in our case, it means that Yuzu, with a kind of snap of his hips, turns so that he can glide forward, no more backward. So: he does an enveloppé, then he turns from backward to forward with a fouetté and he does a new développé, until his leg is stretched laterally, “à la seconde”, perfectly straight, perfectly en dehors… and not at hip-level but much higher. Now, do you realize how hard it is to keep your leg in the air, higher than your hips? Give it a try: how much does your femoral quadriceps burn and weigh? It feels like lifting a heavy rock, doesn’t it? And how much can you lift your leg? Not as much as Yuzu, I bet. To lift your leg so much, you DON’T have to use your femoral quadriceps, but your abductors; and I tell you, using the abductor muscles in order to lift your leg is so, so, so hard. There are people who never succeed to do it: it’s like there’s a “waking-abductors-up mechanism” in your brain that needs to be switched on, but the switch is so well hidden that you risk to search for it until the end of time. Apparently, Yuzu found the switch and can use that mechanism; and he’s a skater, not a dancer! I feel so proud and moved… even prouder and even more moved as soon as I realize that the knee of his ground leg is nearly straight. Once again, give it a try: if you bend the knee of your ground leg, your free leg goes much higher, doesn’t it? Well, Yuzu DOESN’T bend it: and the result is that he does the développé à la seconde like a dancer.
And, let’s say it again, he does all these movements with soft arms, upright and elegant posture, relaxed shoulders, head aligned with the neck, and AFTER A QUAD. Skating always on the same leg.
There’s nothing to do: Yuzu’s skating has often been described as “poetry in motion”, but this definition is starting to sound quite like an understatement.

Japanese:

You can find the Japanese translation on Nymphea’s blog Pianeta Hanyu.

Tanto altro ci sarebbe da dire e da rivedere, da capire, da analizzare, quindi…
Appuntamento alla prossima puntata di Balletic Yuzu!

Un grazie immenso ad Alessandra!  

Mi raccomando, commentate, commentate, commentate!
Ciao ciao!



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Autore: EleChicca

Italian. I like Japan, cats, fashion dolls, anime&manga, figure skating and a lot of other things, but, above all, I LOVE Yuzuru Hanyu! ??

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