Yuzuru Hanyu a PyeongChang 2018, pensieri sparsi (Parte 1 – Un po’ di me)

Buongiorno a tutti!
L’articolo che mi appresto a scrivere sarà un insieme di pensieri, dubbi e preoccupazioni. Me ne scuso fin da subito, probabilmente non sarà interessante, anzi, forse a qualcuno potrebbero dare fastidio il mio atteggiamento mentale e le mie riflessioni, ma lo considero uno sfogo estremamente personale, potrei definirlo terapeutico, spero, per la mia ansia crescente in vista dei Giochi Olimpici di PyeongChang 2018 e Yuzuru.

Già in QUESTO articolo avevo in parte espresso, nel ringraziarlo, i miei pensieri verso Yuzuru, il mio autentico affetto verso di lui, ma oggi voglio dilungarmi maggiormente su questo e sulle mie preoccupazioni per i prossimi mesi e le imminenti Olimpiadi.

Un po’ di me

PyeongChang Yuzuru Hanyu cute

Sono una persona piuttosto riservata e non amo molto parlare della mia vita personale, soprattutto delle cose tristi, ma credo che la mia preoccupazione per Yuzuru sia in parte collegata al mio vissuto, quindi è d’obbligo una breve premessa riguardante gli eventi principali che ho affrontato e superato ma che, inevitabilmente, hanno lasciato il segno.
Quando avevo 13 anni la mia mamma è stata operata al cuore, quando ne avevo 17 è stata vittima di un’ischemia cerebrale e da quel momento la vita della mia famiglia è cambiata. Mamma si è in parte ripresa, ma è rimasta semi paralizzata, dovendo camminare con un bastone e potendo utilizzare solo un braccio. Dopo 4 anni abbiamo cercato e avuto l’occasione di comprare una casa, che, oltre ad essere più grande e più bella della precedente, era anche più comoda per mamma, con meno scale e con un bel giardino. Eravamo tutti felici e speranzosi che da quel momento in poi la vita sarebbe migliorata, che i ricordi dei brutti momenti sarebbero rimasti nella vecchia casa e che avremmo potuto ricominciare. In pochi mesi mamma è migliorata tantissimo (era una persona fortissima e molto coraggiosa, non l’ho mai vista piangere per quanto le era capitato, anzi, faceva coraggio a me, ha dato tutto per me) e con una sola mano faceva quasi tutto in casa: lavava, stirava, puliva, cucinava. Abbiamo vissuto in relativa serenità nella nuova casa per un anno e mezzo, poi è stato necessario per mamma un altro intervento al cuore. E’ andato tutto bene, nonostante gli altissimi rischi data la sua situazione pregressa, ma ha superato anche quello. E’ tornata a casa ed eravamo tutti felici, finalmente passata la paura, con un’estate davanti per poterci rilassare. Dopo due settimane dal suo ritorno a casa, non sappiamo se per uno svenimento o una banale perdita d’equilibrio (usava sempre il bastone per spostarsi) è caduta, ha sbattuto la testa sullo spigolo di un comodino ed è ricominciato l’incubo. Emorragia cerebrale e femore rotto. Prima giorni di paura, sull’orlo del coma, poi lo scongiurato pericolo, dato che l’emorragia si era fermata e si stava riassorbendo. Intervento al femore, molto rischioso perché a meno di un mese dall’operazione al cuore, quindi altra anestesia ecc. In seguito all’intervento, che era stato superato bene, mamma ha avuto un collasso, con ulteriori e gravi danni al cervello, è stata sul punto di lasciarci, ma anche in quell’occasione è riuscita a restare tra noi.
Sapeva che io avevo un disperato bisogno di lei. Sono nata con seri problemi di vista, non mi dilungo a spiegare nel dettaglio, comunque non mi sento troppo sicura a muovermi da sola tra il traffico e sui mezzi pubblici e, ovviamente, non ho la patente di guida, per cui la mia indipendenza è limitata e questo problema l’ho avvertito soprattutto quando, dopo i 18 anni, tutti i miei amici hanno preso a spostarsi in autonomia. Mi sono molto chiusa in me stessa perché mi sentivo a disagio, ma anche negli anni precedenti, fin dalle scuole elementari, sono sempre stata derisa dai compagni e la mia mamma è sempre stata la mia forza e il mio sostegno. Certamente c’era anche papà sempre accanto a me, siamo sempre stati una bella famiglia unita, ma con mamma sfogavo tutta la mia frustrazione, la mia rabbia e lei sapeva curare il mio orgoglio ferito.
A scuola venivo derisa sia per i miei problemi di vista che per i risultati ottimi nello studio, nel bene e nel male c’era in me qualcosa che non piaceva, che fosse per derisione o per invidia ho dovuto mandare giù tanti bocconi amari, ma ho sempre continuato a fare del mio meglio e a togliermi le mie soddisfazioni, trovando nello studio la mia giusta dimensione e avevo ambizioni e speranze per il futuro, di fare carriera, di viaggiare e studiare all’estero. Poi, però, mi sono dovuta scontrare con la realtà: non riuscivo a spostarmi autonomamente, non vedevo abbastanza per vivere bene ma non abbastanza poco per avere qualche aiuto o un po’ di comprensione da parte degli altri, quindi mi sono sempre dovuta arrangiare. 
Ecco, questa era la situazione e mamma, il mio sostegno, è rimasta ancora con me, ce l’abbiamo fatta e siamo tornati a casa dall’ospedale dopo quasi 6 mesi di ricovero nel corso di un anno.
Da quel momento, però, le cose non sono state più le stesse: mamma era costretta su una sedia a rotelle, semi paralizzata ma con problemi motori anche all’altra parte del corpo, lucidissima ma incapace di parlare e quindi per noi è diventata una sofferenza costante comunicare con lei, tentare di capire quello che voleva dirci e vedere il suo impegno, senza mai arrendersi o piangersi addosso.
Nel 2012 nella zona in cui vivo si è verificata una serie di scosse sismiche fino a magnitudo 5.9. Con mamma in quelle condizioni non potevamo scappare all’esterno, così ci siamo messi io, lei e papà, tutti vicini ad aspettare quello che sarebbe accaduto. Tra una scossa e l’altra poi siamo scesi al piano terra e abbiamo vissuto tutti in una stanza con letti improvvisati per 4 mesi. Sono stati momenti di paura. Io non ho mai sentito paura durante le scosse, forse sono un po’ incosciente ma non ho mai avvertito panico in tutta la mia vita, la paura veniva dopo, al pensiero di quello che si poteva perdere: la casa, i ricordi, tutto! E’ passato anche quel periodo e siamo tornati alla vita di sempre, con i problemi di sempre, ma da lì a pochi mesi mamma ha iniziato ad avere lievi ischemie transitorie, che via via hanno peggiorato le sue condizioni. Tra il 2012 e il 2015 ha a poco a poco perso lucidità e reattività, finendo con il restare a letto costantemente, poi non è più riuscita a nutrirsi normalmente e ha preso a mangiare solo cremine e bere acqua in gelatina, fino a quando, nel febbraio 2015, una nuova ischemia cerebrale l’ha ridotta in coma, fino alla morte, avvenuta 5 settimane dopo.
Ora viviamo soli io e papà, anche i nostri tre gatti, che in questi anni ci hanno dato allegria, momenti divertenti e tanto affetto, ci hanno lasciati dopo una lunga vita insieme. Adesso abbiamo ritrovato un nostro equilibrio, in fondo stiamo bene, ma tutto quanto è accaduto e ho superato, in qualche modo, è rimasto dentro di me, in molte cose, ha lasciato paure, insicurezze, ricordi, nostalgia, rabbia per tutto quello che non ho potuto fare e avrei sognato.
Insomma, questa sono io, ho un mondo immenso dentro ma un mondo piccolo piccolo fuori, però ora va meglio! 
In tutto questo è arrivato Yuzuru. Seguo Yuzu da quando è comparso per la prima volta sulla TV italiana, al suo debutto in categoria senior e fin dal primo sguardo mi è piaciuto. Era così carino, dolce, sorridente, con quell’aria da bambino, tenerissimo e irresistibile. E poi era bravo, bravissimo, un talento! L’ho seguito con attenzione e ammirazione ma non avrei potuto definirmi ai tempi una sua “fan”. 
Yuzuru mi ha completamente e inesorabilmente conquistata alla Cup of China 2014, quando gareggiò ferito e claudicante, mostrando un coraggio, una forza di volontà, una passione e, diciamolo pure, una follia, che mi hanno colpita senza lasciarmi alcuna via di scampo. Da quel momento ho iniziato a navigare per il web in cerca di notizie, di foto, di video, e in poche settimane ero già letteralmente “stregata” da lui, non solo dal suo immenso talento, che già conoscevo, ma dalla sua personalità, dal suo essere così speciale e… ok, lo ammetto, anche dal suo aspetto fisico. Lo trovo davvero un bellissimo ragazzo!  

Sono convinta che tante cose non accadano per caso.

Chicca Yuzuru Hanyu PyeongChang
La mia Chicca

Arriva Chicca:
Per tanti anni ho desiderato avere un gatto, ma i miei non me lo hanno mai voluto prendere perché eravamo fuori casa per tutto il giorno e non volevano lasciarlo solo in casa fino a sera. 
Mi sono diplomata con il massimo dei voti e quella fu un’estate molto serena, in cui ero davvero soddisfatta di me stessa. Avevo davanti la prospettiva di una nuova avventura all’università e mi sentivo sicura.
Così, quando una mia cara amica mi disse che la sua gatta aveva avuto dei gattini e li ho visti, una micina con il musino in parte bianco mi ha trafitto il cuore e ho deciso che doveva essere mia a tutti i costi. Era quasi il mio compleanno, così io e la mia amica abbiamo organizzato tutto: lei mi ha portato la micina a casa come regalo di compleanno, in una scatola con fiocco e, ovviamente, non si poteva rifiutare un regalo, anche i miei genitori non ne hanno avuto il coraggio. Così Chicca, questo il nome dato alla micia, è entrata a far parte della nostra famiglia e della mia vita e mi ha letteralmente salvata. Salvata dalla depressione, dalla solitudine, dallo sconforto per i problemi all’università. Siamo vissute in simbiosi per 18 anni (e mi ha dato anche la gioia di avere altri gattini per casa, due dei quali sono rimasti con noi, Terak e Sissi) fino a quando ho dovuto dirle addio  poco più di un anno fa. Ecco, lo ripeto, lei è arrivata proprio nel momento in cui più ne avevo bisogno. Prima avevo la scuola, le mie soddisfazioni, i bei voti, la stima dei professori, la sicurezza nelle mie capacità, i miei compiti quotidiani che mi distraevano dalle difficoltà in famiglia, ma subito dopo sarei crollata all’università e in quel momento c’era Chicca già accanto a me.

Yuzuru Hanyu PyeongChangArriva Yuzu:
Anche per Yuzu credo che non sia stato un caso il restare folgorata proprio in quel momento, nel novembre 2014. E’ infatti accaduto solo 4 mesi prima della morte della mia mamma, 3 mesi prima che l’ictus la colpisse. Se non avessi avuto un appiglio, un qualche entusiasmo forte, un qualche sentimento per qualcuno che non fossero i miei genitori, forse sarei crollata, invece al momento giusto è arrivato lui, a riempire di entusiasmo le mie giornate.  Certo, durante le 5 settimane in cui mamma è stata in coma in ospedale, effettivamente, ho pensato meno a lui ed al pattinaggio, i mondiali di Shanghai si sono disputati proprio la settimana dopo la sua morte e li ho seguiti senza particolare attenzione o entusiasmo, avevo il cuore spezzato da cose ben più gravi, è normale. Ma la presenza di Yuzu ormai si era insinuata nella mia vita e mi ha aiutata a risollevarmi, a darmi motivi per provare emozioni per qualcosa che fosse al di fuori della mia situazione personale, di provare gioie autentiche per qualcuno che non fosse il mio papà o la sottoscritta.

Ecco, vi ho raccontato la situazione nella quale è arrivato Yuzuru, come un ciclone, a scuotermi dal mio torpore e dalla mia delusione per tutto ciò che mi circondava, a darmi una scrollata e farmi capire che le difficoltà si devono affrontare con coraggio e con il sorriso, a darmi l’esempio con il suo modo di essere e di vivere, ma di questo vi ho già parlato QUI

Per oggi mi fermo qui, nella seconda parte di questo lungo sfogo vi parlerò dei miei timori pensando a Yuzu e alle imminenti olimpiadi di PyeongChang.

Scusate per il post noiosissimo e un saluto a tutti!