Sakura in fiore: è tempo di Hanami!

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Ciao a tutti!!!
Ci pensate che siamo in primavera!?!? Sì, bellissimo, i fiori, i colori, i profumi… e già si aspetta l’estate! Sìsì, tutto fantastico…
Ma lo sapete che in Giappone la primavera è un periodo ancora più speciale?! 

Ormai lo avrete già capito, se seguite da qualche tempo questo blog: io amo il Giappone. Lo amo per tantissimi motivi, uno dei quali è la poesia che in Giappone avvolge ogni cosa, la sensibilità raffinata e delicata con cui tutto viene visto ed interpretato, la profondità che assumono anche cose apparentemente banali e ovvie, il rapporto con la natura che diviene fonte di saggezza, di equilibrio interiore e maestra di vita.

Anche la primavera viene vista in quest’ottica, molto più di quanto non accada qui da noi. La primavera viene davvero vissuta come un momento di rinascita, come il risveglio della natura, e come tale viene celebrata.

In Giappone sono tanti i simboli della primavera, sono tanti i fiori e le immagini che hanno importanza anche simbolica – appunto -, ma un’immagine su tutte identifica la primavera per i Giapponesi:
il fiore di Sakura.


Immagine correlata Cos’è il Sakura? Immagine correlata

Sakura ( ) in Giapponese significa Ciliegio.  I cosiddetti “ciliegi” diffusi in Giappone, però, non sono come i ciliegi nostrani, quelli che danno come frutto le ciliegie che abitualmente mangiamo in estate. 
Il nome scientifico del ciliegio giapponese, o Sakura che dir si voglia, è: Prunus Serrulata. Questa pianta è molto diffusa in estremo oriente (Giappone, Cina, Corea) ed è molto apprezzata per la bellezza della sua fioritura. Si tratta di un ciliegio ornamentale. Non produce cioè frutti commestibili, sebbene alcune varietà facciano eccezione. 
Esistono tantissime varietà di sakura, diffuse in tutto il Giappone, che differiscono soprattutto per il numero di petali dei fiori e per la loro tonalità di rosa, ma la varietà che possiamo considerare “classica”, quella più diffusa in assoluto e anche quella che è simbolo del “sakura” è il Prunus x Yedoensis, chiamato anche Somei Yoshino.  Il fiore di questa varietà ha solitamente 5 petali e la colorazione è rosa pallido/bianco.
(Spiego meglio questo dettaglio del colore: ho sempre visto foto diverse, alcune con fiori di un bel rosa, altre con fiori bianchi, e non capivo come fossero veramente i fiori di questo tipo di Sakura. L’ho scoperto quando finalmente ne ho piantato uno nel mio giardino – ve ne parlerò dopo – e posso svelarvi il mistero! I fiori appaiono rosa scuro, intenso, quando sono in bocciolo, sono rosa appena sbocciano, più scuri nella parte centrale e, man mano che si aprono e poi cadono, tendono al bianco, restando sempre un po’ rosa al centro!)
La caratteristica principale dei Sakura, però, a parte la bellezza dei fiori, è la brevissima durata della fioritura, solo pochi giorni! Tenete bene a mente questo particolare.
Una curiosità interessante: i sakura della varietà Somei Yoshino derivano per innesto da un’unica pianta: questo significa che tutti i Somei Yoshino hanno lo stesso DNA, e ciò spiega la loro fioritura in contemporanea nelle zone con lo stesso clima.


Immagine correlata L’importanza dei fiori di Sakura Immagine correlata

In Giappone, come in ogni altro posto, la Primavera è una stagione di rinascita, la natura si risveglia dopo il lungo inverno e ovunque sbocciano fiori e fioriscono gli alberi. Esistono innumerevoli bellissimi fiori, ma il fiore di Sakura nel tempo è diventato un vero e proprio simbolo del Paese del Sol Levante. Il ciliegio giapponese, oltre ad avere fiori molto belli e dai colori tenui e gradevoli, ha la peculiarità di restare in fiore solo per pochi giorni. I suoi fiori sono molto delicati e cadono in brevissimo tempo. Per questo motivo è diventato per i Giapponesi il simbolo della caducità della vita e della transitorietà delle cose, ci ricorda che l’esistenza è breve e delicata; i fiori che perdono i petali al minimo soffio di vento fanno riflettere sul fatto che qualunque esistenza è destinata a finire e che la permanenza su questa terra è breve. Tuttavia non rappresentano solo questo aspetto triste e malinconico della vita, ma anche la forza della rinascita, la bellezza rigogliosa della piena fioritura che ogni anno si rinnova nonostante tutto.

L’importanza simbolica del Sakura è profondamente radicata nella cultura giapponese e anche i Samurai venivano paragonati ai fiori di Sakura: tanto vigorosi e maestosi nell’unire le proprie forze per i propri ideali e obbedendo fedelmente ai propri doveri (come i piccoli fiori tutti insieme creano uno spettacolo meraviglioso), quando pronti a sacrificarsi e perdere la propria vita in qualunque momento, combattendo con coraggio e accettando la fine con dignità e nobile spirito di sacrificio (come i fiori cadono a terra anche con una lieve brezza).
Nel Bushido, il codice etico e comportamentale dei guerrieri (bushi) samurai, si fa più volte riferimento al simbolismo legato al fiore di sakura. Il sakura incarna e simboleggia le qualità del samurai: la purezza, la lealtà, l’onestà, il coraggio.

Anche durante la Seconda Guerra Mondiale ricorre spesso l’immagine del Sakura: dipinto sugli aerei dei kamikaze, o sulle bombe, o citati nelle ultime lettere dei giovanissimi piloti destinati al suicidio, i quali spesso portavano nel loro ultimo volo anche un rametto di sakura.
Il modo così lieve e silenzioso in cui i petali dei ciliegi cadono insieme, è simbolo del sacrificio umile e discreto, senza clamori, per la patria. Il sakura è dunque anche un simbolo dell’amore incondizionato per il proprio Paese, fino alla morte.

Anche nel Giappone odierno il fiore di ciliegio, soprattutto quello classico a 5 petali della varietà Somei Yoshino, è diffuso ovunque e in ogni ambito, dalla letteratura, alla poesia, dal cinema agli anime/manga, dalla pittura alla cucina.

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Sakura negli anime: Hibike! Euphonium
sakura
Sakura negli anime: Hibike! Euphonium
sakura
Sakura negli anime: Love Live!
sakura
Sakura negli anime: Photo Kano

In Giappone l’inizio della primavera, il periodo a cavallo tra marzo e aprile (che coincide con la fioritura dei ciliegi) segna anche l’inizio dell’anno fiscale e dell’anno scolastico, con la consegna dei diplomi e delle lauree e l’ingresso in un nuovo anno scolastico oppure nel mondo del lavoro, per cui il simbolismo legato al rinnovamento o comunque a un nuovo inizio risulta ancora più evidente.

Il fiore di sakura si trova raffigurato anche sulla moneta da 100 yen e su bandiere e distintivi militari.

sakura
Sakura sulla moneta da 100 yen

Come ho accennato poco fa, i fiori di ciliegio vengono utilizzati anche per produrre cibi e bevande, come ad esempio il gelato al sakura, con petali e boccioli all’interno, patatine fritte al sakura, drink di ogni genere compreso il Sakura Frappuccino di Starbucks, la Sakura Pepsi, la Red Bull Sakura, tutto questo caratterizzato da un delicato aroma alla ciliegia e dal colore rosato.

 sakura
Sakura Ice Cream
sakura
Sakura Frappuccino (Starbucks)
sakura
Sakura Pepsi
sakura
Sakura RedBull

Come già detto, il sakura è presente ovunque nella cultura giapponese. Ad esempio nella poesia.

Vi propongo due poesie.
La prima, scritta da Ki no Tomonori (紀友則), tratta dal Hyakunin Isshu, ossia Raccolta di Cento Waka (“waka” è un tipo di poesia scritta in giapponese classico).

sakura waka

Traduzione:

“Dopo molto tempo, il sole splende in un giorno di primavera,
I fiori di ciliegio cadono in silenzio.”

La seconda poesia, scritta da Saigyō Hōshi (西行 法師), che fu un samurai divenuto poi prete.

願わくは花の下にて春死なむ
その如月の望月のころ

Traduzione:

“Vorrei morire sotto l’albero dei fiori di ciliegio, durante il mese di febbraio* quando la luna è piena. “

(* Il Febbraio del calendario lunare può significare il tardo marzo del calendario attuale)

Aggiungo anche due canzoni molto note, in cui compare il sakura.

La prima, il cui titolo è “Hana” ( ), risale al periodo Meiji e si riferisce ai fiori di ciliegio sulla riva del fiume Sumida.

La seconda è invece del periodo della Seconda Guerra Mondiale, il titolo è “Douki no Sakura” ( 同期の桜 ), ossia qualcosa come “Compagno di battaglia Sakura”.

Nel video si vedono i giovani che venivano sacrificati negli attacchi ai nemici. Si alzavano in volo sapendo che la loro missione era attaccare con se stessi, lanciando il proprio aereo sull’obbiettivo e sacrificandosi per la patria, i kamikaze.

All’interno del testo ci sono questi versi:

“Tu ed io siamo come sakura nello stesso periodo (inteso come compagni di battaglia). Fioriamo nel giardino della stessa accademia militare. Una volta che saremo fioriti, cadremo, così io sono pronto (a morire). Cadrò (morirò) magnificamente per il mio Paese.”


Immagine correlata Fioritura dei Sakura Immagine correlata

Indicativamente, il periodo di fioritura dei sakura si aggira tra marzo e aprile, ma in realtà varia a seconda delle aree dell’arcipelago. Nell’estremo sud, a Okinawa, si hanno i fiori già a febbraio, mentre nelle zone più fredde del nord, in Hokkaido, la fioritura avviene intorno a maggio. Nella zona centrale, quella di Tokyo per capirci, di solito i ciliegi fioriscono tra la fine di marzo e la prima metà di aprile.

Questo evento naturale e annuale e questo spettacolo della natura sono talmente importanti per tutto il Paese che ogni anno vengono diramate le previsioni sulle date della fioritura nelle diverse aree, con tanto di cartina geografica, un po’ come per le previsioni del tempo.
Com’è stato già detto, esistono moltissime varietà di ciliegio, circa 600, le quali hanno periodi di fioritura differenti, ma queste previsioni si basano sulla varietà di gran lunga più comune, la Somei Yoshino.

Ad esempio, per il 2019 le previsioni erano queste:

sakura  Come potete vedere, a Sendai (voi certo saprete, lettori del blog, perché mi interessa particolarmente Sendai, vero?! ) la fioritura era prevista per il 4 aprile, ed infatti…  oggi 10 aprile è stato annunciato che Sendai è in piena fioritura!!! Evviva!!! 

Una curiosità: in Giappone si trova anche il ciliegio più vecchio del mondo, il Miharu Takizakura. Ha più di 1000 anni e cresce nella Prefettura di Fukushima. In occasione dello tsunami è stato un grande conforto simbolico e di buon auspicio per la popolazione.

sakura
Miharu Takizakura

Vi lascio anche un “regalino”. 
Ho registrato un documentario (tradotto/sottotitolato in lingua inglese), dedicato agli alberi di ciliegio della regione del Tohoku (di cui fa parte anche la Prefettura di Fukushima citata poche righe fa, oltre alla Prefettura di Miyagi nella quale si trova la “nostra” Sendai). Alberi di ciliegio che hanno simboleggiato anche la rinascita dopo il tragico terremoto e conseguente tsunami del 11 marzo 2011.

Spero vi piaccia!

Testimonianze di fioritura direttamente dal Giappone di questi giorni:

L’account Twitter ufficiale della mascotte di Sendai, Nekomasamune, ha postato alcune foto della fioritura a Sendai, che è stata accompagnata da una nevicata. Peccato per i pic nic in programma e per il clima rigido, ma abbiamo foto rare e bellissime immagini dei sakura sotto la neve!

Altra foto proveniente da Tokyo, inviata dalla nostra amica Ida (grazie per il contributo diretto!!). La fotografia risale a una settimana fa, quando i ciliegi erano ancora in fiore nell’area di Tokyo.

Sakura
Sakura a Tokyo – Inizio aprile 2019 (Grazie a Ida!)

Pensate, a Sendai sono stati piantati due giovani alberi di sakura in onore del nostro Yuzurino!

Uno nell’area circostante la scuola superiore da lui frequentata, la Tohoku High School, dopo il primo oro olimpico di Sochi (2014)…

… e un altro al Nanakita Park (credo nei pressi della sua scuola elementare, l’istituto Nanakita, appunto), dopo il suo secondo oro olimpico di PyeongChang (2018).

… e cosa si fa quando i ciliegi fioriscono??
Proseguite con la lettura e lo saprete! 


Immagine correlata Hanami: di cosa si tratta? Immagine correlata

Rispondiamo alla domanda: Quando i ciliegi sono in fiore… si celebra l’Hanami!
Hanami ( 花見 ) significa letteralmente “osservare” (   mi ) “i fiori” ( hana). Hanami è dunque l’atto di osservare i fiori. Semplice, no? Ovviamente non è solo questo, il suo significato è più profondo.
Innanzitutto, nonostante la parola indichi i fiori in generale, è in realtà sottinteso il riferimento ai fiori di ciliegio, anche se pare non sia sempre stato così (ma lo capiremo meglio tra poco). Quindi.. osservare i fiori di ciliegio.
Come avrete ormai capito, dopo tutte le parole spese per illustrarvi l’importanza del fiore di sakura, non si tratta del semplice “guardare”, ma di un atto più profondo e pregno di significato. Significa osservare, contemplare lo spettacolo della fioritura traendone l’insegnamento, come si diceva appunto prima, che la vita è transitoria, breve, effimera, che tutto passa e tutto ha una fine, anche le cose più belle, ma al tempo stesso, che anche le cose più delicate possono sbocciare e farsi grandi e meravigliose se guidate dalla purezza, dal coraggio e dalle virtù ideali. Si tratta dunque di un guardare con ammirazione, stupore, gratitudine e trarre ispirazione dalla natura per capire ed accettare il corso della propria vita, per percepire la fine e la rinascita, la forza di affrontare la propria esistenza, così fragile ma anche così bella. Per tutte queste ragioni l’Hanami non è solo la contemplazione della meraviglia dei ciliegi in fiore, ma anche della loro sfioritura, quando i delicati petali si staccano dai rami e cadono a terra al primo leggero soffio di vento. Anche questo è uno spettacolo, perché viali, prati, strade e corsi d’acqua diventano un bellissimo tappeto rosa. C’è quindi anche un velo di tristezza e malinconia, ma compensato ampiamente dalla gioia per la rinascita e il fiorire di una nuova stagione ed un nuovo inizio.
In passato la fioritura dei ciliegi era vista come buon auspicio per un buon raccolto (e anche come il periodo giusto per la semina), in particolar modo del riso, e ancor oggi come augurio di un futuro felice si offre infuso di sakura ai novelli sposi nei matrimoni.

sakura

sakura
Photo by @CruelRotten . Thanks!

Immagine correlata Origine e storia dell’Hanami Immagine correlata

L’origine dell’Hanami affonda le sue radici nel passato leggendario del Paese del Sol Levante. Secondo il Nihon Shoki (Il libro degli Annali del Giappone, il secondo libro più antico della storia classica giapponese, successivo al solo Kojiki, che è il più antico) il rituale dell’Hanami era praticato già nel III secolo d. C. (ossia 200 d.C.). Ma esistono diverse versioni. 

Si ritiene infatti che, diversamente da quanto riportato nel Nihon Shoki, l’Hanami non sia una tradizione autoctona, ma un’usanza importata dalla Cina.

Partiamo da tempi ancora più antichi. 
Originariamente si dava particolare importanza alla pesca (“momo” in Giapponese, ovviamente parliamo del frutto, non della cattura dei pesci!!), che era ritenuta fonte di potere magico e in grado di esorcizzare gli spiriti maligni. A riprova di ciò, sono state ritrovate numerose pesche scolpite, tra le rovine di Nara.

Nel periodo Asuka-Nara (VI-VIII sec. d.C, ossia 500-fine 700 d.c.) la Capitale si trovava in zone nei pressi di Nara e poi a Nara.
In quei tempi il Governo centrale inviò numerosi studiosi e diplomatici in Cina. Non esistevano ancora Hiragana e Katakana, e la scrittura era costituita dai soli ideogrammi di origine cinese, così come era apprezzato ed emulato tutto ciò che proveniva dalla Cina e dalla cultura cinese, a discapito delle tradizioni locali.  

Inizialmente l’Hanami non si riferiva ai ciliegi, ma agli ume, cioè agli alberi di prugne.

Mentre i sakura sono originari del Giappone, infatti, gli ume provengono dalla Cina, così come la tradizione dell’hanami, ed ecco perché inizialmente erano gli ume l’oggetto principale dell’hanami, ed in genere erano più apprezzati dei sakura.

Secondo una diffusa leggenda, Yoshino (le cui colline in primavera si colorano del rosa pallido degli alberi in fiore) è la città d’origine dei ciliegi giapponesi: si narra che gli alberi furono piantati nel VII secolo d.C. (600 d.C.) dal sacerdote En-no-Ozuno, che si dice avesse scagliato una maledizione contro chiunque osasse abbatterli. E’ comunque un dato certo che i sakura abbiano origini giapponesi. Da questi primi alberi piantati venne creata per innesto e tramite selezione la varietà Somei Yoshino che oggi è quella più nota e diffusa, nonché l’emblema stesso del “fiore di Sakura”.

Una riprova della predilezione per gli ume la si trova anche nel Manyōshū, il più antico libro di poesie giapponesi, scritto intorno all’VIII secolo e contenente poesie anche di molto antecedenti, scritte da persone appartenenti alle più svariate classi sociali.

[Ho già fatto cenno al Manyōshū, pochi giorni fa, in occasione dell’annuncio del nome della nuova Era, che inizierà per il Giappone a partire dal 1 maggio. Trovate il post QUI]

Ebbene, il Manyōshū contiene oltre 4.500 poesie, delle quali 118 dedicate agli ume e solo 44 ai sakura, e queste ultime non sono molto conosciute.

Successivamente, in epoca Heian (794-1185 d.C.), la corte giapponese si trasferì a Kyoto e qui, grazie alla loro bellezza e delicatezza, i sakura si sostituirono agli ume e così è ancora oggi.

Il cambiamento, in realtà,  fu più ampio: Kyoto venne completamente riplasmata, furono creati numerosi parchi e templi e la città nel suo complesso fu modellata su ispirazione di Xi’an, la Capitale della dinastia Tang in Cina, che aveva avuto grande influenza sul Giappone.
La dinastia Tang, però, si avviò verso il declino, e così anche il Giappone se ne distaccò progressivamente. Vennero richiamati gli studiosi e i diplomatici dalla Cina e proprio nel periodo Heian, pian piano, si iniziò ad imporre sempre più la cultura autoctona a discapito di quella cinese.
Fu in quest’epoca che vennero inventati i due alfabeti (sarebbe meglio definirli sillabari) Hiragana e Katakana. 

Inizialmente, l’Hanami era più una sorta di rito religioso: si riteneva infatti che i kami (le divinità) vivessero all’interno della corteccia dei ciliegi. Si lasciavano quindi offerte votive ai piedi degli alberi come buon auspicio di prosperità e di raccolti abbondanti . 

Fu l’imperatore Saga a voler adottare la pratica dell’hanami vista più come evento festoso, e prese ad organizzare feste e balli sotto gli alberi di ciliegio piantati nel giardino del palazzo della Corte Imperiale a Kyoto. 

Il termine “Hanami” compare per la prima volta nel Genji Monogatari, scritto dalla dama di corte Murasaki Shekibu intorno all’anno 1000 d.C.

A quell’epoca l’Hanami era però ancora un rito elitario,  nel quale si beveva sake e si declamavano haiku (poesie) dedicati ai fiori di ciliegio. A queste cerimonie erano ammessi solo nobili, dignitari di corte, samurai e poeti.

Soltanto a partire dal periodo Edo (1603-1868 d.C.) l’Hanami si diffuse anche tra i ceti più bassi della popolazione, fino a divenire una vera e propria festa nazionale. A ciò contribuirono anche alcuni Shogun, fra cui Tokugawa Yoshimune, che fece piantare i ciliegi in molte zone del Paese.


Immagine correlata Come si celebra l’Hanami Immagine correlata

Quando è il periodo della fioritura dei ciliegi, milioni di persone si spostano in tutto il Giappone ed affluiscono anche dall’estero, per poter assistere al meraviglioso spettacolo e celebrano l’Hanami.

Come abbiamo già detto, con il termine Hanami si intende la contemplazione dei ciliegi in fiore, ma concretamente non è solo questo! Oltre ad osservare, e a scattare tante foto, si organizzano dei pic nic sotto gli alberi fioriti e si festeggia con amici e parenti, mangiando e bevendo in allegria.

Si può fare Hanami ovunque ci siano alberi di ciliegio durante la fioritura, ma molte persone si radunano in posti particolarmente accoglienti e dalla visuale mozzafiato per il gran numero di alberi presenti, che creano un paesaggio di colore rosa quasi surreale. Tra questi posti va citato innanzitutto il parco Ueno Onshi a Tokyo.
A Kyoto, invece, una delle vedute migliori è quella presso il Kinkaku-Ji, splendido tempio buddista zen, noto anche come Padiglione d’Oro perché ricoperto di foglie d’oro. A Kyoto un luogo per l’Hanami è anche il Parco Maruyama.
Tra gli altri luoghi noti come meta per l’hanami, citiamo solo il Castello di Himeji, il Castello di Hirosaki ed il monte Yoshino, luogo d’origine dei ciliegi giapponesi, com’è stato già raccontato.

Di solito si usa stendere sull’erba un telo impermeabile blu, togliersi le scarpe e mettersi comodi con amici e/o parenti, bevendo prevalentemente sake, oppure tè, e mangiando cibi che spesso – ma non necessariamente – sono tipici di questa ricorrenza. 

Hanami
Hanami

Si può pranzare con il tradizionale bento (un contenitore suddiviso in vari scomparti, contenenti un pasto completo di riso, verdure, frutta ecc, tipicamente usato come pranzo “al sacco” e portato per la pausa pranzo a scuola e sul lavoro), che per l’occasione è però speciale e prende il nome di Hanami bento.  Una caratteristica del bento è la cura anche dell’estetica, oltre che del sapore: viene cioè preparato con un’attenzione particolare all’aspetto, con decorazioni, disegnini, verdure intagliate e una composizione gradevole alla vista oltre che al palato.

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Hanami bento

Il dolce tipico dell’Hanami è il sakura mochi, fatto con pasta di fagioli e riso pressato e avvolto in una foglia di ciliegio salata.

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Sakura mochi

Altro piatto caratteristico dell’Hanami è lHanami-dango, costituito da polpette (o gnocchi a forma di pallina, come preferite definirli) di farina di riso e riso glutinoso, servite col tè verde, che in questa occasione vengono realizzate nei tre colori che simboleggiano la primavera (rosa, bianco e verde).

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Hanami dango

La permanenza sotto i ciliegi e la festa si può prolungare fino a notte, anzi, proprio di notte, con il buio, lo spettacolo cambia e diventa, se possibile, ancora più suggestivo, con l’accensione degli “chochin”, le tradizionali lanterne di carta colorate, che illuminano gli alberi in fiore facendone risaltare la bellezza.

Questo Hanami notturno prende il nome di Yozakura

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Yozakura
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Yozakura

Immagine correlata Hanami in Italia Immagine correlata

Le feste sotto ai ciliegi in fiore sono tipiche del Sud-Est asiatico, ma negli ultimi decenni si celebrano anche in Europa e negli Stati Uniti.
Pensate, l’Hanami si può celebrare anche in Italia! Ebbene sì, se anche voi volete provare la sensazione di festeggiare sotto questi bellissimi fiorellini rosa… potete recarvi a Roma, presso il parco del laghetto dell’Eur. 
In questo luogo sono stati piantati 1000 ciliegi giapponesi della varietà Somei Yoshino, che fiorendo, ogni anno ricreano in Italia un angolo di Giappone. Si tratta di un dono fatto alla città di Roma dal Governo Giapponese,  nella persona del Primo Ministro Nobusuke Kishi durante la sua visita ufficiale in Italia avvenuta nel 1959.

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Sakura in fiore al Parco del laghetto dell’Eur, a Roma.

Immagine correlata Il mio Baby Sakura!! Immagine correlata

Dopo questo lunghissimo post (mi perdonate, vero??  ) voglio concludere con il mio tocco personale, o meglio… con il mio sakura personale! Sì!!! Perché  nel settembre del 2017 ho acquistato e piantato nel mio giardino un minuscolo alberello di Sakura, proprio della varietà Somei Yoshino, per avere uno spicchio di Giappone sotto la finestra della mia camera.

E’ veramente piccolo, il mio Baby Sakura, è alto circa 80 cm o poco più, ma in queste due primavere ha fatto bellissimi fiorellini che mi hanno riempito gli occhi e il cuore di gioia!

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Il mio Sakura
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Il mio Sakura

Per ora soltanto le mie bambole possono fare Hanami sotto i suoi fiori, ma chissà, magari fra 20 anni potrò fare un pic nic anch’io! 

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Barbie sotto al mio Sakura

Un’ultima, ultimissima e soprattutto IMPORTANTISSIMA cosa!
Un grazie speciale alla mia amica e maestra Kumi, che con infinita pazienza risponde sempre alle mie domande e richieste (mi chiedo fino a quando mi sopporterà ).  Una parte di informazioni qui contenute, meno note e meno diffuse nel web, provengono da lei e dai suoi insegnamenti.

いつもありがとうございます、くみせんせい!!

Credo di aver veramente finito. Spero che l’articolo vi sia piaciuto e vi abbiate trovato qualcosa di interessante.
Come al solito se avete considerazioni, domande, curiosità, consigli o critiche… non esitate a commentare!! 

Un saluto a tutti, alla prossima!

Ciao ciao!!



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Autore: EleChicca

Italian. I like Japan, cats, fashion dolls, anime&manga, figure skating and a lot of other things, but, above all, I LOVE Yuzuru Hanyu! 🥇💖

2 pensieri riguardo “Sakura in fiore: è tempo di Hanami!”

  1. Molto interessante, sapevo l’importanza del ciliegio presso il Giappone, ma non conoscevo queste radici antiche che si perdono nella notte dei tempi. Bellissime queste immagini, ci sono ciliegi grandi più di una casa che sembrano salici rosa! La parte commestibile è curiosi, i dolcetti sembrano invitanti chissà che sapore hanno se dolciastro e appena salato!L’angolo del laghetto romano è favoloso, credo sia un iniziativa bella e soprattutto apprezzata da chi vive in Italia lontano dalle loro case e tradizioni. Peccato che che riesco a capire poche parole dei sottotitoli in inglese ma conto di farmi fare un po’ di traduzione da mia figlia appena rientra.
    Grazie Elena per questo bel post non si finisce mai d’imparare

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